Me-262 scala 1:72 da kit Hasegawa

Fabio Consolandi è uno dei più interessanti modellisti emergenti del nostro Gruppo Facebook. Pur realizzando modelli da solo 2 anni ha già raggiunto livelli elevati che gli hanno fatto conquistare un Argento di categoria alla recente mostra di Cavallino (LE). In questo articolo ci presenta Un Me 262 splendidamente realizzato ed egregiamente ambientato nella sua trincea di parcheggio.

Modello, testo e foto di Fabio Consolandi

Capita, a volte, di iniziare da zero un nuovo kit poichè, quello che si ha già in lavorazione, subisce uno stop forzato (cause di forza maggiore come, ad esempio, un foglio decals che, per essere recapitato, impiega un mese in più rispetto ai tempi di consegna dichiarati...). E' il caso di questo Me-262 in 72 Hasegawa.

Non riuscendo a rimanere "con le mani in mano", mentre attendevo il materiale in ritardo per completare un'altro kit, ho aperto la scatola del Messerschmitt ed ho dato seguito al montaggio, stregato dalla bellezza delle stampate e dal dettaglio con il quale la casa giapponese ha realizzato questo famossissimo aereo tedesco.

Inutile la descrizione dei tre sprue, di quella dei trasparenti e delle decals... Lascio a coloro che decideranno di intraprendere la costruzione di tale Kit, il piacere della positiva sorpresa assicurata.

L'assemblaggio dei dettagliatissimi pezzi della fusoliera, ali e reattori sub-alari non ha presentato nessun problema: i pezzi filavano dritti nelle loro sedi come fusi. Necessario solo un po di stucco sulle giunture principali, più per scrupolo che per reale necessità.

Completata la facile fase di montaggio e stuccatura, è stato il momento dell'applicazione del primer grigio della Kcolors... Che dire in merito? Miracoloso: tempi di asciugatura pari allo zero e finitura da sogno...Un così sottile film, capace di evidenziare tutti, e dico proprio tutti, i dettagli sottostanti, non avevo mai avuto il piacere di applicarlo. Il modello sembrava non essere stato trattato affatto con del primer, ma uscito direttamente così dallo stampo.

Proprio grazie a questo primer, capace di mettere in evidenza le reali condizioni delle panel lines ed i dettagli di stampo, mi sono reso conto che quest'ultimi erano poco profondi. Dopo una leggera re-incisione delle parti alleggerite dalla carteggiatura per rimozione stucco, via con un pre-shade lineare sulle giunzioni dei pannelli, seguito poi da un texturing pesante, realizzato a spugna, per enfatizzare l'usura delle superfici a fine pitturazione.

Del resto, questo tipo di aerei, furono sottoposti ad un duro lavoro, spesso effettuato anche in condizioni di ricovero non convenzionale (trincee nei boschi), che contribuirono non poco ad usurare le loro livree. Pertanto, dallo studio delle foto dell'epoca, è stato inevitabile decidere di riproporre (o almeno provare a riproporre...) un "weathering" marcato.

Terminato il consistente preshade di base, sono andato avanti con la verniciatura, che non pochi dubbi ha suscitato. A mio avviso, la pitturazione degli aerei del secondo conflitto mondiale in ambito modellistico, non è scienza esattissima, ma lascia un minimo di tolleranza alla soggettività del modellista.

Di conseguenza, dopo aver consultato numerose tabelle di conversione, aver ascoltato diversi autorevoli e scientifici pareri (a volte discordanti fra loro...), ho deciso di utilizzare i seguenti colori: RLM 81 realizzato con colore Humbrol 155 e RLM 82 con Humbrol 117 per i verdi in livrea. Per il classico azzurrino delle superfici rivolte a terra, parte della fusoliera e timone RLM 75 , ho optato per Humbrol 175.

La prima stesura è stata eseguita proprio con quest'ultimo colore, molto diluito (75%) al fine di controllarne la capacità di copertura dopo l'asciugatura, per non coprire eccessivamente il preshade sottostante. Ovviamente con questo livello di diluizione, sono state necessarie tre passate prima di ottenere il risultato finale. Stessa cosa per le superfici così dipinte della metà inferiore dei fianchi della fusoliera e per il timone di coda.

Definita poi la mano di "azzurro Lufthwaffe" sono passato alla stesura dei verdi e alla realizzazione del "maculato" ottenuto liberando l'ugello dell'aerografo dalla ghiera protettiva e avvicinandomi con esso fino ad un centimetro dalla superficie, in fase di spruzzatura. Non ho utilizzato mascherature fra i verdi, in quanto, dalle foto reperite sul web, il punto di separazione fra i toni risultava non essere demarcato in modo netto, ma leggermente sfumato. Anche questo aspetto, ha destato qualche remora, successivamente superata in pieno accordo, a qualche attento e molto preparato amico del gruppo "Modellismosalento" che saluto con affetto e stima, approfittando di questo spazio.

Per non improvvisare troppo a mano libera, prima di stendere i verdi, ho delimitato con una matita, le aeree che avrebbero ospitato i due colori, facendo attenzione a gestire le sfumature per rispettare al meglio la scala, a Voi il giudizio sul risultato finale.

Successivamente è arrivato il classico "sandwich" a strati di lucido per posare e proteggere le decals, un lavaggio ad olio per accentuare le giunzioni fra le pannellature e l'utilizzo di pigmenti vari per enfatizzare l'usura della livrea e del carrello montato per ultimo dopo la verniciatura dei suoi vani. Il tutto protetto da una mano di opaco che, per mio errore di scelta sul prodotto applicato, ha spento un po troppo i toni di colore del modello, attraverso una finitura gessosa. A strettissimo giro, impiegherò altre finiture trasparenti, capaci di ben altri risultati già sperimentati.

Ultimo passaggio, che ha sancito la chiusura della costruzione del modello, è stata la realizzazione dell'antenna che parte dalla zona posteriore del canopy, per essere attestata sull'impennaggio di coda, intervallata quasi a mezza corsa da un'altro cavo che la rende solidale alla fusoliera sottostante. Compito assolto, grazie a del filo elastico per lenze acquistato in un negozio di articoli per pesca sportiva e saldato con del cianoacrilato. Ennesimo buon consiglio del nostro presidente!

Ad aeroplano completato però, non mi sentivo soddisfatto: il soggetto richiedeva di essere inserito in un contesto, per essere arricchito di un valore aggiunto, in quanto, da solo, non mi sembrava capace di destare quell'impatto scenico che avevo immaginato. Di conseguenza mi sono messo alla ricerca di ispirazione consultando la documentazione in mio possesso e le mille immagini che offre il web.

Sono rimasto colpito, come accennavo qualche riga prima, dalla tipologia di ricoveri improvvisati che venivano assegnati a questi aeromobili operativi in sede di conflitto: a volte delle vere e proprie trincee! Entro le quali, i tecnici prestavano la manutenzione ed assistenza necessaria alle missioni di ormai fine conflitto.

Ho deciso dunque di ricreare, con delle buoni iniezioni di fantasia, mantenendo però una base verosimile, proprio uno di questi ricoveri improvvisati. Sono partito da un tagliere circolare di legno chiaro, di 20 cm di diametro, come base. Ho posizionato l'Me-262 in modo tale da bilanciare un minimo gli spazi, per ospitare altri elementi della scena che avrei messo in seguito. Definiti gli ingombri, segnando sommariamente con una matita le aree, ho iniziato a realizzare la staccionata della "trincea". Mi hanno aiutato dei profili di balsa e acero per modellisti, grazie ai quali ho realizzato la palizzata di contenimento della terra e la pavimentazione improvvisata, che i militari erano soliti stendere sotto gli aerei, per agevolare le varie operazioni di manutenzione e non affondare nel fango dei campi disposti alla meglio. Per il dimensionamento delle tavole, ho immaginato le misure di 2 metri di altezza per 20 cm di larghezza che poi ho riprodotto in scala nel piccolo diorama. Parte di queste sono state impiegate per la palizzata verticale, ed altre posizionate a "doppia spina" in modo da realizzare la pavimentazione del ricovero. Il tutto incollato con colla vinilica.

Secondo passaggio, per la realizzazione della scena, è stato realizzare il pattern del terreno sul livello di stazionamento dell'aereo e il "riempimento" del volume di materiale sostenuto dalla palizzata verticale.

Il pattern del terreno, è stato realizzato con della pasta per pittori stesa direttamente sul legno del tagliere ed intorno alla pavimentazione a spina di assi, ricoperta poi in seguito con del vero terriccio (sempre della mia amata terra salentina) che è andata a riempire lo spessore impostato dalle tavole stese, facendole sembrare non proprio appoggiate, ma anche un minimo interrate nel piazzale.

Il volume "contenuto" dalla palizzata, è stato realizzato invece con della spugna verde per fioristi, rivestita con la stessa pasta per pittori, ricoperta poi dalla medesima terra salentina dello spiazzo sottostante. Tutto ovviamente innaffiato da fiumi di acqua e colla vinilica, per legare indissolubilmente i diversi materiali, soprattutto il terriccio.

Ad asciugatura completa, il terreno si presentava del classico colore della terra, reso più scuro però dalla presenza della colla vinilica. Per le superfici di legno a vista, ho proceduto con una vera e propria "mordensatura" sulla quale poi ho applicato dello smalto lucido Humbrol per dare seguito ai lavaggi ad olio, al fine di enfatizzare le venature del legno e simulare, nel caso della pavimentazione, macchie di olio ed usura dovuta alla manutenzione dei velivoli.

Successivamente, intervenendo con aerografo, ho soffiato in maniera irregolare e cercando di avvicinarmi il più possibile alla realtà, del verde per simulare muschi e vegetazione nelle zone potenzialmente più umide e di "minor passaggio". Ho aggiunto un po di muschio ed erba sintetica, mutuate dal modellismo ferroviario, che, con il senno di poi, avrei fatto bene a rimpiazzare con elementi di maggiore qualità.

Successivamente un po di acrilico a pennello verde acceso, anche su qualche fessura della palizzata (lasciato volutamente lucido), per simulare l'infiltrazione d'acqua (capace di creare del muschio sul legno) per completare il "vissuto" della scena. E' stato poi il turno dell'inserimento dei figurini, german paratroopers-Airfix e di altri elementi di riempimento come barili, casse e pali impiegati da kit Italeri.

Per finire, inserimento di un piccolo tratto di filo spinato autocostruito (aiuto!), per dare l'idea di "interdizione" dell'area di parcheggio dei caccia e rendere quella porzione rialzata del diorama un minimo più dinamica. Una volta inserito l'aereo, ho ricevuto un minimo di soddisfazione, poichè, almeno in parte, mi è sembrato di essere riuscito ad avvicinarmi all'idea di partenza. Ovviamente tanto c'è ancora da fare e da imparare. C'è stato però tanto divertimento, lo stesso che auguro anche a Voi.

Buon modellismo!

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