V.C.C.1. dell'8 gr. sqd.mecc. "Lancieri di Montebello" E.I. -1981 - da kit Italeri scala 1/35 cod. no 6533

camillinoIl V.C.C.1 fu concepito in Italia nel tentativo di sopperire alle lacune dell'M.113 e venne distribuito  dalla fine degli anni settanta a diversi reparti dell'E.I. fra cui anche tre ex reggimenti dell'Arma di Cavalleria che avevano perso la loro rispettiva aliquota carri. Con il kit Italeri e adoperando una  oramai rara  conversione in resina, ecco la riproduzione in 1/35 di un mezzo con le fiamme verdi dei Lancieri di Montebello di stanza a Roma 

Modello testo e foto di Gabriele Luciani

 

Dopo i primi entusiasmi dovuti alla produzione su licenza in Italia dell'M113 ed alla sua copiosa distribuzione nell'ambito delle componenti meccanizzate dell'E.I. a partire dal 1964, l'uso anche se in addestramento, del medesimo trasporto truppe paleso' diverse problematiche, quali scarsa blindatura anche nei confronti delle armi leggere avversarie,velocità inferiore a quella dei carri armati la cui azione doveva essere supportata dalla fanteria trasportata dagli stessi M 113, l'impossibilità di usare armi dall'interno del mezzo ed anche la sovraesposizione del capo carro all'offesa nemica, capo carro cui era affidata anche la gestione dell'armamento esterno (ovvero la Borwning da 12,7 mm). Nel 1971 un impietoso studio apparso sulla Rivista Militare evidenziò ufficialmente queste pecche  avviando così la pianificazione da parte dello Stato Maggiore dell'E.I. della acquisizione di un adeguato sostituto. Al solito, pure in questo caso, motivazioni di natura prettamente economica impedirono l'adozione di un mezzo effettivamente valido e si ripiegò su una versione italiana dell'aggiornamento statunitense dell'M.113, noto come Product Improved. La variante nazionale, progettata nel 1972 dal generale Camillo Cacciò, denominata Veicolo Corazzato (da) Combattimento 1  e soprannominata "Camillino", si caratterizzava altresì all'esterno per l'inclinazione della metà superiore delle pareti laterali del compartimento equipaggio, con due visori e feritoie per lato ; un visore era applicato anche sulla rampa posteriore mentre la botola del capo carro era spostata a sinistra dietro quella del pilota, veniva aggiunta una postazione dotata di scudetti laterali per l'armamento esterno del mezzo; il portellone superiore era eliminato e al suo posto era inserita una botola circolare sormontata da una struttura semi circolare per una ulteriore arma. L'aumento di peso veniva compensato da quello della potenza del motore mentre il vano equipaggio era del tutto stravolto rispetto all'M113: malgrado tutte queste modifiche il V.C.C.1 non risolveva pienamente il problema di una valida dotazione di un trasporto truppe per l'E.I. ma ugualmente ne veniva disposta l'adozione nel 1974 e il nuovo mezzo veniva presentato alla parata del 2.6.1975; ne vennero prodotti 566 esemplari alcuni dei quali furono anche acquistati dalla Marina Militare per il Battaglione "San Marco". Il V.C.C.1 palesò i suoi limiti durante gli scontri in Somalia nel luglio 1993 ed agli stessi mezzi furono aplicate  delle sovra protezioni daprima di tipo improvvisato, come delle grelle aeroportuali, successivamente sempre più elaborate e di serie. Nel 2000, a trecento Camillini fu prolungata la vita operativa con la revisione e il potenziamento di organi del motore e meccanici, mentre nel 2004 150 V.C.C. 1 furono aggiornati con un nuovo propulsore diesel; oltre la metà di questi mezzi fu poi dotata di una ulteriore ed integrale sovracorazzatura. Radiato recentemente dall'E.I., il Camillino è ancora in servizio nel Reggimento "San Marco"e fra i modellisti che si interessano di soggetti moderni italiani, è uno dei mezzi che più di altri attira l'attenzione, sia per il caratteristico aspetto, ma anche per alcune mimetiche (standardizzate come quelle del San Marco,  o improvvisate sul campo come quelle del "Tuscania" in Somalia), ma purtroppo la sua riproduzione in scala 1/35 non è molto facile da realizzare...  

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Si potrebbe modificare un kit di un M 113 con l’ausilio di buoni piani in scala come quelli pubblicati sulla monografia a firma di Filippo Cappellano e Daniele Guglielmi “M 113 in Italia” edita nel 2015 dal Gruppo Modellistico Trentino: la trasformazione andrebbe attuata con del plasticard per realizzare le nuove pareti superiori del vano equipaggio, mentre le due botole ulteriori ed i contenitori posteriori in coda dovrebbero essere reperiti da altri kits… Insomma un congruo lavorìo che si eviterebbe usando una delle due sole apposite conversioni in resina ma purtroppo sussiste il problema della loro scarsissima disponibilità…La prima, pensata per il kit Academy dell’M113 e comparsa intorno al 1993, fu quella realizzata da una ditta artigianale italiana, la Model System Trade che in quello stesso periodo aveva proposto il primo kit della Centauro (sulla base anche di foto dei primi esempalri di serie che io avevo fornito ai titolari della MST) e conversioni: dopo alcuni anni però la stessa ditta ha cessato la sua attività e la sorte dei suoi master a tutto oggi è indeterminata. Molto tempo dopo, la romana Cri.El.Model ha proposto una sua conversione concepita per essere usata con il più economico modello della Italeri inerente sempre l’M113, unico esempio nel catalogo della medesima firma capitolina di un soggetto italiano moderno: nel 2008 però, prima la chiusura dello storico negozio di via Valfrè e poi la morte del fondatore della ditta  , hanno portato ad una sospensione della produzione; attualmente  solo alcuni  kits sono stati ripresi dalla Cri.El.Model, ristampati in plastica in poliuretano grigio in edizione molto limitata ma non la conversione per il V.C.C.1. . In rete, nei vari siti o nei gruppi facebook di aste ogni tanto e sempre più raramente vengono proposti dei kits della Cri.El.Model: è così che sono riuscito diverso tempo fa a procuramene una conversione ad un prezzo molto ragionevole e direi pure adeguato (una ventina di euro…) assai distante da certe attuali ed assurde pretese che contraddistinguono ormai la compravendita di alcuni pezzi “rari”, pretese purtroppo favorite anche da chi è disposto ad offrire tanti, troppi soldi per alcuni prodotti che invece non meritano certi esborsi…La speranza è quindi che magari qualche nuovo produttore in 3d voglia cimentarsi nella riproduzione del V.C.C.1 o che la stessa Cri.El.Model voglia mettere mano alla sua conversione  provvedendo pure a migliorarla…Infatti la conversione della Cri.El.Model, malgrado sia consigliata per essere usata con il kit della Italeri dell’M113 mi ha fatto sudare le classiche sette camice per poterla adattare al meglio al medesimo modello in plastica …

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Innanzitutto va detto che la conversione in resina è composta da un grosso pezzo che raffigura tutto lo scafo superiore (con eccezione della rampa d’accesso posteriore e delle bandelle laterali poste sulla parte alta del treno di rotolamento) cui si aggiungono alcune parti più piccole che riproducono le protezioni della cupola del mitragliere anteriore e i tre coperchi circolari delle botole. La resina è di buona qualità non presenta ritiri ma i contorni della zona inferiore della scafo superiore vanno rifiniti con qualche buona passata di carta abrasiva. Ribadisco sempre l'avvertenza di usare un paio di guanti di lattice ed una mascherina per le vie respiratorie, quando si assemblano modelli in resina  a protezione rispettivamente della pelle e delle vie respiratorie ed anche di lavorare in ambienti ben ventilati. Inoltre vanno seguite scrupolosamente le indicazioni fornite dai produttori di colla ciano acrilica che si dovrà usare nella costruzione di questo tipo di kits.

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Una volta preparata la conversione si passa ai pezzi del kit Italeri dell’M113 che vanno adoperati per completare la conversione: il primo passo da fare è quello di eliminare, meglio con l’uso di un seghetto da traforo, dal pezzo 5 A (ovvero il corpo dell.M113) le sovrastrutture laterali lasciandone solo la vasca inferiore. Unire però la conversione della Cri El Model alla restante parte del pezzo 5 A del kit Italeri non è purtroppo una operazione semplice e così scontata come potrebbe sembrare… Infatti la vasca rimasta del pezzo 5 A del kit Italeri va sezionata in larghezza e in lunghezza per poterla inserire correttamente nello scasso della conversione in resina, per evitare ad esempio che i due treni di rotolamento dei cingoli siano debordanti rispetto alla sagoma laterale del mezzo…Questo è’ stato un passaggio molto impegnativo e noioso , del tutto inaspettato in quanto la conversione in teoria dovrebbe essere stata studiata per il kit Italeri ma in realtà la ergonomia fra il corpo in resina e la vasca in plastica è a dir poco mediocre…

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Per fortuna gli altri pezzi in plastica del kit Italeri che vanno adoperati si inseriscono senza particolari difficoltà come il pezzo 31 A che riproduce la rampa di accesso, l'81 A che raffigura lo stabilizzatore posto sul muso del mezzo e che veniva adoperato per l'attraversamento di corsi o specchi d'acqua.

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Comunque l'unione della conversione al kit mi ha talmente  impegnato che non ho pensato a riscontrare l'esattezza al 100% della stessa conversione (anche se alla fine quello che è uscito fuori è pur sempe un Camillino !) ad ulteriori migliorie o aggiunte al modello se non le modifiche inerenti la versione del mezzo che ho voluto raffigurare.Chiaramente da ufficiale dell'Arma di Cavalleria, colgo sempre l'occasione per riprodurre in scala le dotazioni non solo del mio reparto ma anche degli altri della stessa Arma. Dopo la riforma dell'E.I. del 1975, alcune unità di Cavalleria, perdendo negli anni successivi la loro componente corazzata, venivano contratte a Gruppi Squadroni Meccanizzati e negli anni ottanta il V.C.C. 1 è stato la dotazione di tre di questi gruppi, ovvero il 2° "Piemonte Cavalleria",  l'8° "Lancieri di Montebello", il 12° "Cavalleggeri di Saluzzo" . Ho scelto un mezzo dei Lancieri di Montebello che si caraterizzava dall'assenza delle cornici intorno ai quattro visori blindati presenti sui lati del V.C.C.1 ed anche per la mancanza delle cornici laterali delle sottostanti feritoie apribili dall'interno per l'uso di armi individuali, particolari che ho abraso dalla conversione,  riproducendo con plasticard sottile le cornici più semplificate che invece aveva l'esemplare da me scelto.

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Dalle immagini che ho reperito in rete e su alcune pubblicazioni ho individuato lo stanag dell'epoca (C325)  e la targa di uno di questi V.C.C.1, particolari che ho ricavato da decals varie prodotte anni fa; la colorazione del Camillino romano è quella che sembrerebbe facile a definire come quella "classica" dell'E.I. negli anni del dopo guerra ovvero un uniforme verde oliva scuro...La tonalità dello stesso sui vari mezzi è però variata nel corso degli anni per diversi fattori  (provenienza del mezzo, usura, periodo di impiego, reparto di appartenza dove certi aspetti inerenti l'aspetto esteriore di un corazzato erano più o meno tenuti in considerazione...)...Come base comunque ho utilizzato (tutti i passaggi sono stati fatti ad aerograo) un Humbrol 66 steso in modo irregolare su una precedente mano di grigio chiaro e pre ombreggiatura in nero opaco,  che non ho coperto del tutto in alcune zone; in alcuni punti ho passato delle mani velate di Humbrol 66 schiarite con del bianco. Posizionate le decals che riproducevano stanags, bandierine, disco ponte e targhe, ho usato il Tamiya Weathering Master set su diverse parti del carro in particolare le zone più basse dello scafo; ho evitato comunque di riprodurre scrostature della vernice che difficilmente si notavano sui carri dell'E.I.   Più impegnativo l'invecchiamento dei cingoli e delle ruote del treno di rotolamento:  le maglie dei cingoli nella famiglia degli M113 e derviati hanno un aspetto caratteristico tendendo ad un grigio chiaro ingiallito.Il kit Italeri propone i cingoli per fortuna non in vinile ma maglia per maglia come ad esempio quelli che vanno sulle ruote motrici e di rinvio, e a maglie di diverso numero le altre. grigio chiaro tendende al giallo che caratterizzava i cingoli degli M113 e suoi derivati, mentre sulle parti in gomma e sui pattini esterni dei cingoli   ho usato un grigio medio , passando poi i vari colori e pigmenti del combo set Lifecolor studiato appunto per i cingoli dei carri.

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L'aggiunte delle antenne delle radio  (filo di rame) e la riproduzione dei blindo vetri del mezzo (liquido Toffanol per la riproduzione in scala di parti vetrate ) ha completato la costruzione. L'aspetto finale del modello è quindi la raffigurazione di un Camillino dei Lancieri di Montebello alla fine di una esercitazione prima di rientrare in caserma per essere sottoposto al rituale lavaggio esterno...In conclusione ho aggiunto un altro elemento alla mia collezione di mezzi dell'Arma di Cavalleria nel secondo dopo guerra ma ho anche maturato la convizione che la conversione Cri.El.Model per ottenere un V.C.C.1 in abbinamento con il kit Italeri non è un prodotto consigliabile a chi non ha già maturato una buona esperienza modellistica per via della difficoltà ad unirla proprio con il kit cui è espressamente dedicata...

Gabriele Luciani     

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