Staghound T17E1 dello Zro'a Ha-Yabasha , 1954 da kit Italeri scala 1/35 cat.no 6552

 staghound Dopo la guerra di indipendenza del 1948, nell'esercito israeliano i mezzi ruotati da combattimento come le autoblindo non hanno avuto una grande diffusione: solo nel  1954 furono acquistate dallo Zro'a Ha-Yabasha una dozzina di Staghound . Con il kit Italeri in scala 1/35 recentemente riproposto dalla ditta felsinea, vediamo come riprodurre una di queste particolari autoblinde.

Modello , foto e testo di Gabriele Luciani

La Chevorlet T 17 E 1 Staghound fu prodotta in quasi 3850 esemplari negli Stati Uniti dal 1942 al 1943 in tre distinte versioni. Distribuite agli eserciti inglese e a quelli dei paesi del Commonwealth, fecero in tempo a partecipare alle operazioni nel teatro italiano ed in quello europeo, rivelandosi  un mezzo poderoso con una mole che contrastava con il tipo di impiego cui era destinata (la ricognizione). Dopo la seconda guerra mondiale, molte di queste autoblindo furono usate dai reparti dell'Arma di Cavalleria dell'Esercito Italiano ed almeno una dozzina di Staghound, a metà degli anni cinquanta venero usate pure dall'esercito istraeliano, anche se non si sa ancora molto sul loro impiego in azioni di combattimento. Alcuni anni dopo, queste stesse blindo vennero rivendute al Nicaragua ed ebbero un ruolo di primo piano nella guerra civile che attanagliò il paese centro americano nel 1979. In generale l'esercito israeliano (o Zro'a Ha-Yabasha) non ha usato mezzi ruotati da combattimento se non durante la guerra di indipendenza del 1948 quando vennero impiegate Willys Jeep armate e blindati di circostanza ricavati saldando grosse e pesanti piastre metalliche per lo più su  camion (i famosi "sandwich") e sulle White M3A1 scout car. Almeno due  autoblindo catturate agli eserciti arabi furono riutilizzate ma solo le Staghound ad oggi sono state gli unici mezzi di questo tipo  ad essere acquisite organicamente dall'esercito israeliano. Le foto delle stesse non sono moltissime ma ritengo che una di queste immagini, pubblicata su Israeli Tanks and Combat Vehicles - Tamks illustrated no. 3 di Steve J. Zaloga  (Londra: Arms and Armour press;1985) sia sufficiente per consentire una adeguata riproduzione in scala 1/35  di una Staghound della 7° compagnia da ricognizione corazzata della 7° Brigata Corazzata  "Saar mi-Golan" dello Zro'a Ha-Yabasha ripresa durante una parata nel 1954 con la colorazione in verde tipica dei mezzi israeliani del periodo che va dagli anni successivi alla guerra di indipendenza e sino al 1961.

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Il kit di partenza è quello della Italeri che, presentato nel 2007 nella serie PRM Edition dei modelli della stessa ditta  con a corredo dei pezzi un manualetto fotografico del mezzo riprodotto (numero di catalogo 6459) , è stato riproposto nel 2018 in una edizione senza il medesimo libretto (cat. 6552) . Il kit è sempre composto da quattro telai in plastica iniettata con 193 pezzi , una lastra di foto incisioni, una canna in metallo bianco per l’armamento principale della torretta, un filo per riprodurre il cavo di traino presente spesso sul frontale della blindo, una lastra di acetato trasparente. Il foglio decals consente la realizzazione di cinque diversi esemplari, tre in servizio  durante la 2° g.m. e due nel dopo guerra: i primi tre sono rispettivamente inglese, belga, polacco, mentre gli altri due sono uno australiano utilizzato durante l’occupazione del Giappone ed uno italiano, in dotazione alla Scuola di Cavalleria Blindata con sede in Roma. La torretta riprodotta da questo kit Italeri è la ES 229 con i portelli superiori ribaltabili all’esterno, ovvero il tipo che era in servizio con l'esercito israeliano. Il foglio istruzioni è rimasto inlaterato riportando i pezzi e  i vari passaggi della costruzione del kit con delle foto; l'assemblaggio richiede delle stuccature per eliminare i segni delle giunzioni delle due parti principali della torretta, un poco di stucco anche per quella della unione dei quattro parafanghi allo scafo, mentre le piastre che compongono lo scafo si assemblano senza problemi. L’Italeri offre la possibilità di montare aperti i due portelloni laterali, i portelloni del vano motore, e le feritoie anteriori ma il modello non dà nulla per l’interno dello scafo al di là del canestro della torretta. Chi volesse avventurarsi nella autocostruzione degli interni (che fra l’altro non è  un lavoro da poco) poteva prima basarsi sulla documentazione che la stessa Italeri forniva con il manualetto fotografico inserito nel kit...Per le due feritoie anteriori il kit fornisce una lastrina di plastica trasparente per riprodurre i blindo vetri delle stesse feritoie; nelle foto incisioni ci sono le cornici e i tergi vetri sempre per le due feritoie anteriori, oltre ai sostegni delle loro paratie che possono essere montate anche chiuse. I grossi penumatici in uso alle Staghound israeliane erano indentici a quelli proposti dal kit che per fortuna non sono in vinile ma in plastica: scomposti in due grossi in senzo longitudinale , si uniscono senza problemi ma una passata di carta abrasiva oltre a ridurre lo spessore dei tasselli del battistarda, darà maggiore uniformità facendo sparire eventuali segni di giunzione.

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La costruzione del kit come da scatola non porta via molto tempo; si passa quindi ben  presto alla colorazione che ho svolto con le mie solite modalità e facendo quasi tutti i passaggi ad aerografo, usando sempre colori a smalto... Dapprima la mano di grigio chiaro Testor's 1728 per evidenziare qualche problema di assemblaggio, seguita da una ombreggiatura in nero opaco in alcune zone dela blindo come ad esempio i punti di giunzione ra i parafanghi e lo scafo. Come tinta per il verde esterno mi sono basato su un verde Humbrol 108 senza curarmi troppo della perfetta rispondenza a qualche Federal Standard considerando che i mezzi corazzati israeliani non brillano certo per pulizia e per la conservazione della loro colorazione, stante la loro utilizzazione spessissimo in teatri operativi,  che altera pesantemente il loro iniziale aspetto...

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Infatti ho steso il medesimo verde in modo irregolare e senza coprire del tutto alcune zone, in modo da dare immediatamente un aspetto usurato della mimetica esterna con alcune parti che quasi lasciavano trasparire il grigio chiaro e il nero stesi in precedenza. In particolare sulla grossa torretta e sull'arco superiore dei parafanghi ho passato l'Humbrol 108 leggermente schiarito con alcune gocce di bianco per dare anche l'effetto dell'usura dovuta al clima; poi ho usato la tecnica del pennello asciutto per lumeggiare con alluminio alcuni spigoli vivi del mezzo o altre zone dove sarebbe stato logico aspettarsi la scrostatura delle vernice esterna. I pneumatici , dopo una iniziale base in grigio scruro , sono stati dapprima lumeggiati con del grigio chiaro sul battistrata  e nelle zone limitrofe ai cerchioni, poi ho usato i set per l'invecchiamento prodotti dalla Tamiya per riprodurre le sporcature dovurte a terra e sabbia rimaste non solo sulle ruote ma anche sulle parti inferiori dello scafo del mezzo.

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Uno dei problemi principali però nella realizzazione di queste blindo israeliane è la riproduzione degli stemmi di reparto che la stesse inalberavano sui parafanghi alla sinistra davanti e credo anche dietro sulla destra...Una volta trovata sulla mia documentazione personale un disegno raffigurante tale stemma di reparto grazie all'aiuto di un bravissimo amico sono riuscito a ricavarlo su decal che ho applicato prima delle fasi più pesanti dell'invecchiamento .

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per i numeri 16 presenti sui parafanghi ho razzolato nella mia "banca" decals mentre per i numeri di targa presenti sui lati anteriori del mezzo e credo anche posteriormente ho realizzato con la vernice nera la base delle stesse, ricavando i numeri e la lettera in ebraico anche in questo caso dai fogli decals avanzati da vari modelli Tamiya ed AFV Club in 1/35 che avevo realizzato tempo addietro (nel modellismo statico è conveniente non buttare via mai niente !).

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Ho quindi completato la costruzione aggiungendo quelle parti che per rendere meno difficile la colorazione e l'invecchiamento avevo messo momentaneamente da parte; non ricordo altri particolari momenti nella costruzione di questo kit che comunque si assembla in poco tempo.

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Che dire in conclusione ? che certo è molto evidente l'originalità di questo soggetto ...

Gabriele Luciani

 

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