Macchi MC.205 Veltro - Italeri scala 1/48 cat. no. 2765

c.205 Fra le novità 2017 di Italeri la riedizione del kit in scala 1/48 della  Hasegawa dell'Aermacchi C.205 "Veltro", uno dei più noti caccia italiani della seconda guerra mondiale,  offerto ora con un corposo foglio decals. Vediamo insieme pregi e difetti di questa riproposta ...

Testo e foto di Gabriele Luciani

 

Durante gli anni 30 e 40 in Italia non ci fu verso di realizzare un motore aeronautico potente ed affidabile, ad eccezione dell’asfittico radiale FIAT A.74 (per di più una derivazione di un propulsore estero...) che più di 840 cv non riusciva a fornire ai vari velivoli su cui era installato. Una situazione ancora di più problematica per gli aerei da caccia della Regia Aeronautica che con il passare del tempo si dovevano confrontare con un purosangue come l’inglese Supermarine Spitfire la cui evoluzione tecnica stava ben presto surclassando i FIAT G.50 e Aermacchi C.200, per non parlare dell’anacronistico biplano FIAT CR.42. Dopo i primi mesi di guerra fu chiaro che bisognava correre ai reparti e la soluzione, rivelatasi poi ottima, fu quella di rivolgersi all’industria tedesca comprando il dodici cilindri in linea Daimler Benz DB 601 A (poi prodotto su licenza in Italia). I vari progettisti studiarono subito come poter installare il motore tedesco sui caccia italiani: la FIAT fallì nell’intento in quanto i suoi vertici si erano intestarditi nel voler continuare a sfruttare addirittura il CR-42 ed anche il pesante G.50 (con la versione V) che anche con il DB-601 A risultarono a dir poco deludenti...Invece le O.M.I. Reggiane con il Re.2000 e la Aermacchi con il C.200 che già avevano prodotto dei velivoli sostanzialmente discreti, unendo le fusoliere dei loro caccia al propulsore tedesco, generarono dei felici connubi (rispettivamente con il Re.2001 ed il C.202 ) consentendo così ai piloti italiani di reggere bravamente il confronto con i loro antagonisti fino a tutto il 1941 ed oltre.

c.205

La successiva disponibilità del più potente Daimler Benz DB 605 A (ben 1475 CV) creò l’opportunità per una ulteriore e positiva evoluzione che fu immediatamente colta dalla Aermacchi in quanto le strutture del C.202 erano in grado di accogliere il nuovo propulsore quasi senza alcuna modifica. Su due Folgore della IX serie infatti, vennero istallati in soli due mesi i primi DB-605 A giunti a Varese nel febbraio del 1942 e gli stessi aerei vennero usati come prototipi del C.202 Bis, subito ribattezzato C.205 Veltro, uno dei quali effettuò il primo volo il 14 aprile del 1942 !Va subito evidenziato che la fusoliere del C.205 è diversa per alcuni significanti particolari da quella del C.202: il Veltro ha il carellino posteriore retrattile, il becco di compensazione del timone maggiorato e come Marco Gueli ha evidenziato in un suo articolo su Ali Antiche n. 39 del G.A.V.S. la posizione dei portellini di ispezione della radio era diversa e più arretrata; anche le carenature delle gambe dei carrelli principali hanno alcune differenze rispetto a quelle del C.202 , di cui quella più evidente è la presenza di due intagli rettangolari. Tutti questi caccia Aermacchi poi si contraddistinguevano per la differente apertura delle semi ali: la sinistra era più allungata per compensare la coppia di reazione dell’elica. Nell’estate dello stesso anno vola il secondo prototipo e il 5.10.1942 parte già la produzione di serie del Veltro e la relativa consegna a dicembre del 1942 alle squadriglie del 1° st. della R.A. , anche se comunque il gettito mensile di realizzazione di questi caccia non fu mai altissimo...Fino all’armistizio infatti la Aermacchi riuscì a produrre un centinaio di Veltro della Serie I (il cui armamento era costituito da due mitragliatrici da 12,7 mm sul muso e due da 7,7 mm sulle ali, consegnati al 1° Stormo ed anche al 4° ed al 51° st. della Regia Aeronautica ) e una settantina di C.205 della serie III (il cui armamento alare invece era costituito da due cannoni da 20 mm, assegnati al 3°, 4° ed al 51° st. ), questi ultimi non tutti consegnati ai reparti della R.A. prima dell’8/9/1943. Un'altra ottantina di C.205 della serie III furono poi costruiti sino al febbraio 1944 e fra il marzo ed il maggio del 1944, la Aermacchi realizzò una quindicina di Veltro della serie IV che come gli altri esemplari prodotti dopo l’Armistizio furono quasi tutti consegnati alle squadriglie del 1° gruppo del 1° gr. della A.N.R. che li impiegò sino all’agosto del 1944 insieme ad altri C.205 ex R.A. (tutti sempre serie III) recuperati nel gennaio 1944 dopo un temporaneo uso da parte dello JG.77 della Luftwaffe durante gli ultimi tre mesi del 1943. I reparti da caccia della Regia Aeronautica dotati di C.205 (della prima e della terza serie) che dopo l’8/9/1943 erano rimasti al sud (51° st. 4° st.) non ricevettero più velivoli nuovi di fabbrica e progressivamente l’efficienza dei loro velivoli andò progressivamente scemando tanto che nel giugno 1944 tutti i Veltro superstiti vennero concentrati presso i tre gruppo del 51° st. . Ad ottobre del 1944 il solo 155° gr, arretrato sulle basi di Galatina e Leverano mantenne in linea il Veltro che nel 1945 non vennero più impiegati in missione offensive. Durante il 1944 , l’Aeronautica Sannita di Benevento , l’unica officina aeronautica efficiente e presente all’epoca nel meridione d’Italia, installò su sette C.202 il motore DB-605 ed altrettanto fece il Servizio Tecnico Caccia della R.A. su una ventina di Folgore: di alcuni di questi esemplari così riequipaggiati si conoscono le matricole ma non si sono viste ad oggi immagini anche se è improbabile che siano state effettuate ulteriori modifiche agli stessi velivoli oltre alla ri-motorizzazione. Sempre il Servizio Tecnico Caccia della R.A. e sempre durante il 1944, nel tentativo di aumentare la scarsa autonomia del Veltro, tolse ad alcuni C.205, per lo più della III serie, le mitragliatrici da 7,7 mm in fusoliera installando al loro posto un serbatoio realizzando così la versione GA (Grande Autonomia), mentre ad alcuni della I serie vennero installati due travetti subalari per trasportate due serbatoi sganciabili da 100 litri ciascuno (C.205 Scorta) . Terminata la guerra solo due C.205 rimasti al Nord furono recuperati insieme ai 30 Veltro sopravvissuti del 51° st. della Regia Aeronautica che vennero concentrati nel maggio 1946 presso il 5° st. della R.A. all’epoca basati a Galatina. Nel luglio del 1947 il reparto si trasferisce a Treviso lasciando nel Salento i suoi Veltro che vennero riassegnati alla Scuola Caccia di Galatina dove prestarono servizio sino al 1951 quando furono definitivamente radiati. In precedenza nel giugno del 1948 dei caccia Aermacchi vengono ordinati dall’aviazione egiziana: l’Aeronautica Militare cede quindi i suoi superstiti C.202 alla ditta italiana che prima di consegnarli agli egiziani li ri-motorizza con il DB.605 e con delle radio di produzione statunitense; anche alcuni C.205 ex A.M.I. vengono ceduti alla Aermacchi per consegnarli agli egiziani e, con ogni probabilità al fine di rendere più agevole la manutenzione dei velivoli nell’ambiente sabbioso del paese africano, rende fissi il carrello posteriore di questi Veltro rendendoli uguali a quelli deI Folgore , montando radio statunitensi e riposizionando i portellini di ispezione delle radio medesime come quelli precedenti del C.202.

Quarantadue di questi velivoli (fra C.202 rimotorizzati con il DB.605 e C.205 con carellino posteriore reso fisso e radio statunitense) delle due commesse egiziane arrivano nell’ottobre del 1948 e nel febbraio del 1949 nel paese nord africano, mentre la terza ed ultima commessa di venti di questi velivoli non viene consegnata e questi velivoli vengono nuovamente presi in carico nel maggio 1949 dall’A.M.. Due C.202 rimotorizzati con il DB.605 (uno dei quali è quello della foto di cui appena sopra e che evidenzia gli sportellini radio tipo C.202) e un C.205 con carellino posteriore reso fisso e radio statunitensi, appartenenti alla terza commessa egiziana, sono sopravvissuti sino ai nostri giorni e la loro presenza ha ingenerato alcuni errori da parte dei pochi produttori di kits che intendevano riprodurre il C.205 in scala, in quanto nessuno di questi velivoli superstiti come detto sopra è nella esatta configurazione che i C.205 avevano durante la seconda guerra mondiale ...

c.205

Non sono moltissimi i kits di C.205 usciti nel corso degli anni e tutti quelli nelle scale più grandi della 1/72 sono stati sempre realizzati sulla base di precedenti kits di C.202 ...Il primo, nel 1973, fu un kit in scala 1/72 di una ancora oggi misconosciuta ditta italiana la Delta, tutto sommato un discreto prodotto, per anni in assoluto la migliore riproduzione di un caccia Aermacchi della seconda guerra mondiale, ben presto divenuto molto ricercato, anche quando nel 1975 apparve il kit della Supermodel. La ditta bolognese aveva realizzato infatti in quell’anno il C.205 e poco dopo, basandosi sulla presunta quasi identità fra i due velivoli, anche quello del C.202 ma i due kits erano inficiati da diversi e pesanti errori nella riduzione in scala di forme e dimensioni delle ali e delle fusoliere dei due velivoli. Nel 1987 il negozio milanese Al Soldatino rintracciò gli stampi della Delta fra cui il C.205 che venne così reso nuovamente disponibile almeno per un altro decennio. Finalmente, nel 2002, Italeri, dopo aver realizzato l’anno precedente un kit del C.202, usando naturalmente molte parti di questo suo Folgore, ha realizzato una adeguata riproduzione del C.205 che con pochi aggiustamenti si può perfezionare al meglio. Nella scala 1/32 nel 2007 il negozio californiano Pacific Coast in collaborazione con il gruppo ceco MPM ha offerto un kit in short run del Veltro, sempre con molte parti in comune con un suo analogo kit del C.202 uscito nel 2006, due prodotti oggi purtroppo non più reperibili. Nella scala 1/48 la prima riproduzione fu nel 1991 quella della torinese Tauromodel, che aveva realizzato l’anno prima un C.202 attesissimo in quanto annunciato nel lontano 1980 al Salone del Giocattolo di Milano : i due kits della Tauromodel sono in pratica quasi due short run, molto esatti nella riduzione in scala dei velivoli rappresentati ma consigliabili a modellisti abbastanza esperti per via di un montaggio non molto semplice. Nel 1996 la giapponese Hasegawa fa lo stesso percorso della Tauromodel, offrendo una degna riproduzione del Veltro basata naturalmente sul precedente suo C.202 uscito l’anno prima. Alla loro uscita, questi due kits scatenarono l’entusiasmo dei modellisti italianofili che fu via via consolidato dalle successive uscite di confezioni con decals diverse. La ditta giapponese fin dai primi anni settanta è stata distribuita in Italia dalla Sticktoys che però ha condotto una insensata politica dei prezzi, tanto che risultava sempre più conveniente, anche con l’aggiunta delle spese postali, comprare kits Hasegawa dall’estero ! La Sticktoy è quindi fallita pochi anni fa e la commercializzazione dell’Hasegawa è passata alla Pa.Ma. Trade, una situazione foriera di sviluppi interessanti, da subito sotto un punta di vista prettamente commerciale per via della capillare rete italiana della stessa Pa.Ma. Trade che come noto distribuisce Italeri, ma anche per la possibilità di reinscatolare alcuni degli stampi Hasegawa inerenti velivoli italiani o che hanno avuto insegne italiane. Nel 2017 il primo è stato l’Aermacchi C.205 in 1/48, riproposto senza alcuna modifica ma con un nuovo foglio decals quasi in formato A 4.

c.205

Prima di esaminare il nuovo foglio decals però, è opportuno evidenziare che anche questo stampo non è del tutto esente da errori e che lo stesso risente della sopravvivenza dei tre velivoli oggi identificati come C.205 ovvero i due C.202 rimotorizzati con il DB.605 ed il C.205 con carellino posteriore reso fisso e radio statunitensi, appartenenti alla terza commessa egiziana. Infatti, uno dei due C.202 rimotorizzati con il DB.605, quello conservato al Museo Storico di Vigna, proprio nello stesso periodo in cui la Hasegawa impostava la realizzazione dei suoi stampi del C.202 e del C.205 anni fa fu oggetto di un approfondito walkround fotografico da parte degli inviati di un editore giapponese, la Dai-Nippon Kaiga che pubblica una nota serie di libri fotografici (la Aero Detail, il n. 15 della stessa collana è dedicata ai tre caccia Macchi conservati al MUSAM) : è chiaro quindi che la Hasegawa all’epoca di basò certamente sul materiale fotografico raccolto dai connazionali, travasando quindi sul suo modello del C.205 l’aspetto di un Veltro non nella configurazione del 1943/45 ma quello post bellico...Munendosi di un valido trittico in scala 1/48 come quello del compianto ingegnere Angelo Brioschi pubblicato sulla monografia n. 27 della collana Ali d’Italia, prima di iniziare l’assemblaggio del kit Hasegawa reinscatolato da Italeri, volendo raffigurare un esemplare impiegato negli anni 43/45 è opportuno procedere ad alcune correzioni...

Prima di tutto, indipendentemente dal tipo di C.205 che si vuol riprodurre, va corretta la fusoliera fra il retro della struttura anti cappottata e la radice della deriva verticale, in quanto la stessa fusoliera in scala essere più corta di un millimetro e mezzo abbondante rispetto a quando dovrebbe essere. E’ necessario cioè inserire del plasticard di adeguato spessore e a tre millimetri davanti ai fori di sollevamento, dopo aver tagliato verticalmente ed appunto in questa zona le due semi fusoliere del kit. Inoltre va aperto l'orifizio di forma ovale presente sul lato anteriore sinistro , sopra la presa d'aria motore e lo stesso dicasi per quello analogo a destra sugli scarichi motre.

c.205

Può sembrare una inezia ma il raffronto fra una semi fusoliera non corretta ed una invece modifica fa vedere che la differenza, in forma e dimensioni, a modello finito si noterà e quindi vale la pena fare questa correzione...

c.205

Si passa quindi alla correzioni per riprodurre l’aspetto di un Veltro nella configurazione del 1943/45, partendo dagli sportelli di accesso alla radio in fusoliera che nel kit sono rappresentativi di quelli del C.202...Sempre parlando della radio va eliminato la piccola escrescenza presente sulla carneatura dorsale che non era presente nei C.205 della serie III°.

c.205

Le incisioni esistenti vanno quindi stuccate e i portelli rifatti sempre seguendo i disegni di Angelo Brioschi...

c.205

Un intervento va fatto sul becco di compensazione del timone verticale che nel modello è più corto di come era invece nella realtà... Nella foto sopra, a sinistra il timone modificato a destra la fusoliera di  un kit di C.202 Hasegawa che è uguale nel kit del C.205.

c.205

La presunta identità fra tutte le parti del Folgore e del Veltro ha portato ad un altra erronea commistione per le ali che nei C.205 armati con cannoni da 20 mm. avevano invece delle differenze che in scala 1/48 vanno considerate e riprodotte... Quindi precisato che il kit Hasegawa oggi commercializzato da Italeri ha le ali esatte per un C.205 della serie I con le mitragliatrici alari (a sinsitra nella foto) , chi ha intenzione di raffiguare un esemplare della III o della IV serie deve, sulle superifici superiore delle ali, modificare la configurazione dei quattro piccoli sportelli di ispezione delle armi alari come riprodotta dal kit in quella visibile a destra nella foto ...

c.205

Questi infatti avevano la forma ovale e la differenza è notevole, anche in scala 1/48 e quindi vanno debitamente corretti per l'esatto abbinamento con i cannoni da 20 mm. Le incisioni originali si possono stuccare con collante cianoacrilico e rifare con la punto di un coltellino da modellismo tipo X-Acto.

c.205

Anche sotto le ali si dovrà intervenire in quanto il kit riproduce anche qui sempre la configurazione del C.202 e dei C.205 armati con le mitragliatrici da  7,7 mm (in basso nella foto) mentre con i cannoni da 20 mm. avevano uno scarico dei bossoli più grande ed affiancato da un'altra apertura più piccola a lato ed una minuscola alla base.

 c.205

In questo caso sarà più semplice operare per effettuare le modifiche; vanno poi aggiunte le riproduzioni di due piccole carenature visibili alla base della fessura più grande. Tutte queste modifiche sono quelle che debbono ritenersi indispensabili per una corretta riproduzione di un C.205 serie III nella configurazione di fabbrica Aermacchi degli anni 1943-45 in quanto sono ben visibili a costruzione ultimata. Altre ulteriori possono essere  prese in considerazione ma sempre valutandone il rapporto costo (anche in termini di lavoro per realizzarle) -efficacia (risultato finale visibile o meno...)

c.205

Molti modellisti che raffigurano caccia Aermacchi con i motori tedeschi si dannano l'anima per riprodurre la parte degli stessi propulsori che secondo loro sarebbe visibile dagli alloggiamenti dei carrelli principali...Anche questa è una errata interpretazione della realtà storica dovuta allo stato di conservazione dei C.202 e C.205 ad oggi sopravvisuti...Già a partire dalla III° serie costruttiva dei C.202, tutti i Folgore prodotti dalla Aermacchi, Breda e SAI Ambrosini avevano le installazioni antisabbia che, oltre alla modifica della presa d'aria del motore sull'esterno della sinistra della fusoliera, erano caratterizzate all'interno dei velivoli anche da delle apposite paratie per chiudere la parte centrale dei pozzetti dei carrelli. Le installazioni antisabbia vennero poi mantenute anche nella successiva produzione del Veltro e sono, le stesse che sono visibili nella Tav. 26 del Manuale di "Istruzioni e Norme per il montaggio, la regolazione e la manutenzione del velivolo Aer.Macchi C.205V" . Queste paratie venivano smontate durante la manutenzione del velivolo ma durante l'impiego erano mantenute al loro posto:  con ogni probabilità, i velivoli oggi conservati le hanno perse, ragione per la quale molti modellisti sono indotti a lanciarsi in una pesante opera di ricostruzione del motore che invece ci si può tranquillamente evitare, sempre se non si voglia raffigurare una velivolo sottoposto ad una complessa fase di manutenzione o con il cofano motore non montato...

c.205

Sempre restando nella zona dei carrelli un ulteriore piccolo particolare è la variante della copertura della gamba di forza del carrello che nella III serie aveva una rientranza alla sua base come evidenziata da questa tavola...Sempre sulle ali, alla base della radice anteriore di quella sinistra, va fatto un piccolo foro (era un condotto per il raffreddamento del filtro dell'olio) mentre sopra e sotto le radici alari vanno aggiunte le riproduzioni delle piastre di di attacco a ciascuna semi ala, utilizzando plasticard di adeguato spessore.  Le su indicate aggiunte e correzioni sono quelle più necessarie per una corretta riproduzione ed anche quelle che si notano una volta effettuate. Nella pubblicistica passata si trovano articoli con ulteriori indicazioni che il singolo modellista può ritenere opportuno seguire o meno; purtroppo c'è da dire che vedendo molti dei modelli anche recenti realizzati con il kit Hasegawa, sembra che queste indicazioni non siano affatto conosciute e/o apprezzate, pur essendo di semplice realizzazione...Va poi aggiunto che per lo stampo in questione sono usciti nel tempo diversi sets di miglioria e dettaglio, in resina ed in foto incisione, e il limite del dettaglio è solo quello cui vuole spingersi il modellista di volta in volta...Tornando alla riconfezionatura del kit fatta da Italeri è impossibile non constatare la presenza di un nuovo ed esteso foglio decals come detto quasi in formato A 4 .

C.205

Malgrado la loro a volte indubbia qualità, frequentemente i kit Hasegawa erano accompangati da fogli decals caratterizzati da un film esteso, spesso e per di più ingiallito...All'epoca la casa giapponese per il suo C.205 proposto come serie I° si rivolse, per fortuna, a quello che si può definire come uno dei migliori produttori di decals ancora oggi presente sul mercato, la italiana Cartograf, offrendo un buon foglio ma con due soli soggetti della R.A. rispettivamente appartenenti al 1° ed al 51 ° stormo, impiegati nella difesa del territorio nazionale durante i primi mesi del 1943. Successivamente vennero offerte confezioni a tiratura limitata con altre decals per esemplari della R.A. e della A.N.R. sempre della Cartograf.

C.205

La Italeri che ha invece dedicato la sua confezione ai Veltro della III° serie, ha rietnuto opportuno prendere in considerazione, in una unica soluzione, velivoli appaertenuti sia alla Regia Aeronautica che alla Aviazione Nazionale Repubblicana,offrendo  per questa le decalcomanie per le squadriglie del 1° gr. della stessa AN.R.  che hanno impiegato i C.205 nei primi 7 mesi del 1944.

c.205

La caratteristica che subito salta agli occhi del nuovo foglio Italeri sono le riproduzioni dei famosi anelli di fumo di colore Verde Oliva Scuro 2 dipinti sul fondo in Nocciola Chiaro 4, uno schema mimetico che la Aermacchi adottò a partire dalla VII serie costruttiva dei suoi C.202 e poi su tutti i C.205 delle serie I e III. Per i modellisti italianofili, realizzare questi anelli è stato sempre uno dei più impegnativi passaggi nella costruzione di un modello in scala dei velivoli che li “indossavano”, quasi un "esame di laurea"…In passato ho visto su diversi giornali specializzati dei veri capolavori, addirittura in scala 1/72, ma anche relaizzarli in 1/48 non è certo una passeggiata…Alcuni appassionati hanno utilizzato per questo scopo aerografi a doppia azione spruzzando non gli usuali colori per modellismo ma addirittura degli inchiostri per via della loro maggiore intrinseca finezza. Però pure usare “solo” un ottimo aerografo richiede una manualità ed una tecnica di un buon livello per poter ottenere un risultato accettabile…Da tempo i produttori di decals afther market hanno quindi proposto alcuni fogli decals che riproducono le mimetiche italiane più elaborate, stavolta è il turno della Italeri che ha proceduto riproducendo i vari soggetti indipendenti l’uno dall’altro e numerandoli, in modo tale da indicare sul foglio istruzioni la loro singola posizione sul modello montato. Ho confrontato i vari anelli del foglio di questo kit con quelli dei profili a colori di un maestro come il compianto Angelo Brioschi, notando che i primi fanno vedere una leggera puntinatura limitrofa ai contorni dei singoli anelli un po’ più evidente di quella dei profili, una puntinatura che si nota però anche nella realtà esaminando foto ravvicinate di alcuni esemplari di C.205 (ad esempio quela a pag. 240 de "I caccia della serie 5" a firma di Nino Arena (Modena: STEM Mucchi; 1977).Il colore è un pò più simile al Verde Oliva Scuro degradato, tendente come nella realtà al F.S. 34086 mentre quando era nuovo era più simile al F.S. 34052. Alla fine sono arrivato alla considerazione che questi anelli siano tali da meritare almeno un tentativo di utilizzazione anche se sarà una sfida interessante, in particolare per farli aderire alla perfezione ad esempio ai radiatori dell’olio o ai bordi d’entrata delle ali...

 c.205

Passando ai soggetti...più tradizionali, vediamo i sei esemplari proposti dalla Italeri, come detto tutti serie III° ad eccezione di uno che aveva la fusoliera di un serie I°; cinque sono basati su profili di Angelo Brioschi. Gli stessi sono due della R.A. e gli altri quattro della A.N.R. ed in dettaglio sono:
- esemplare 3 rosso della 84 sq. del X gr. 4° st. ct. agosto 1943 Castrovillari: gli esemplari della serie III° consegnati prima dell’armistizio sono stati raramente fotografati e l’immagine di questo esemplare è nell’archivio dell’editore Giorgio Apostolo; dalla stessa è stato ricavato il profilo realizzato da Angelo Brioschi e pubblicato su Ali&Colori 5 (Torino: Bancarella Aeronautica; 2004); le decals inerenti fascio in fusoliera, numeri di linea e stemmi di reparto sono del tutto uguali a quelli del profilo (con la minima eccezione del trattino divisorio fra i numeri 94 e 3 che nel profilo è rosso-nero mentre quello delle decals è nero); buone anche le insegne alari anche se va evidenziato che con  direttiva del 28.7.1943 emessa dallo S.M. della Regia Aeronautica venivano obliterati tutti i fasci dalle varie insegne e quelle alari erano costituite dalla semplice fascia circolare nera già esistente(seguito del telegramma n°01234 del 28/7/1943) ; pertanto se si vuol riprodurre il velivolo in questione, sarebbe opportuno tenere conto di questo importante elemento; inoltre che nel foglio istruzioni (fra l’altro a colori e molto chiaro) viene erroneamente indicata la presenza del solo fascio di fusoliera nel lato sinistro della stessa; per questo esemplare il foglio decals propone anche un numero di M.M. ma è errato in quanto appartiene ad un esemplare di Veltro fotografico della serie I° , mentre dell’84-3 non si conosce la reale M.M. ; vengono offerte le riproduzioni della fascia bianca in fusoliera (distintivo ottico di riconoscimento ) e della croce di Savoia sia integre che come parzialmente modificate sul campo dagli avieri della R.A. per cercare di meglio mascherare a terra i propri velivoli.

c.205

- esemplare 2 bianco della 97 sq. del IX gr. 4° st. ct. Palata, febbraio 1944: prima di tutto va evidenziato che definizioni tipo “aeronautica cobelligerante” o sigle come ICAF o R.A.C. non trovano fondatezza storica e documentale, essendo in realtà apocrife e desunte dalla pubblicistica post bellica, in quanto la Regia Aeronautica rimase tale sino al 18.6.1946 quando divenne Aeronautica Militare in seguito agli esiti del referendum istituzionale; quindi la indicazione del foglio istruzioni inerente questo esemplare è sbagliata, come le indicazioni della datazione e dell’ubicazione dello stesso. Le coccarde tricolori, adottate dalla R.A. a partire dal 21.9.1943, sono ottimamente riprodotte così come i numeri di linea; sotto dimensionato invece lo stemma di reparto; anche in questo caso viene offerta la M.M. 92178 che in effetti risulta inerente un velivolo assegnato il 23.7.1943 alla 97 sq.; il foglio istruzioni indica come pilota del velivolo il ten. Daffara che però abitualmente pilotava la M.M. 92180, vedasi la monografia n. 27 della serie Ali d’ Italia (Torino: Bancarella Aeronautica; 2008). Una foto di questo Veltro in volo è stata pubblicata a pag. 42 di Regia Aeronautica vol. 2 di D’Amico e Valentini  (Texas: Squadron; 1986)  e  da questa immagine non è possibile confermare la presenza o meno dei numeri 7-2 sui copricarrelli. Sia per questo che per il precedente velivolo i colori sono : supercifi inferiori in Grigio Azzurro Chiaro 1 (F.S. 36357), superfici superiori in Nocciola Chiaro 4 (F.S. 30145) di fondo ed anelli di fumo in F.S. 34052 per un esemplare abbastanza giovane o F.S. 34086 per uno più anziano.

c.205

Passiamo ora ad esaminare i velivoli della A.N.R. per i quali il foglio offre una porzione comune a tutti ovvero quella delle insegne di nazionalità, nella versione con il fondo trasperente per quelle alari; inizialmente però i caccia della A.N.R. avevano infatti le insegne alari con il fondo bianco che nel caso dei C.205 del 1° gr. venne progressivamente eliminato durante l'uso dei caccia ancora con lo schema mimetico con anelli di fumo Verde Oliva Scuro sul fondo Nocciola Chiaro 4;bisogna quindi fare attenzione a quale esemplare si vuol riprodurre esaminando le foto dello stesso per capire che tipo di insegna lo stesso aveva e considerare anche che per le insegne subalari, in alcuni casi, si procedette a mascherare le stesse insegne durante la riverniciatura con i colori grigi  attuata sui velivoli durante il marzo 1944, e ad obliterare il bianco di fondo con il Grigio Azzurro Chiaro 1 . Buona anche la dotazione e la riproduzione delle scritte di servizio presenti all'esterno dei caccia Aermacchi.

c.205

In ordine cronologico  i velivolii del 1° gr. proposti sono:

- esemplare rosso 4 della 2° sq., MM. 92273 , in servizio nel marzo 1944; i vari soggetti riproducono bene codici di linea e la Vespa arrabbiata che deve avere il pungiglione rivolto sempre alla destra dell'osservatore; solo i numeri di squadriglia ripetuti sul copri carelllo sono più piccoli di come invece erano in realtà...Le insegne alari erano a fondo trasparente. foto di questo Veltro sono sul notiziario C.M.P.R. n. 23 del 1975: una immagine è presa dal davanti dell'aeroplaano e si vedono le insegne alari. E' presente fra le decals anche la riproduzione della spirale nera di foggia tedesca che i caccia del 1° gr. avevano sulle ogive bianche per tutto il periodo dell'uso con la mimetica anelli di fumo Verde Oliva Scuro sul fondo Nocciola Chiaro 4; qualche esemplare la conservò anche dopo. Infatti nel marzo 1944, sembra su richiesta tedesca e certo per uniformarsi agli altri caccia dell'Asse operanti nel settore mediterraneo nello stesso periodo, gli schemi mimetici applicati in fabbrica vennero sostituiti direttamente dalle squadre di manutenzione deI vari reparti, con colori e schemi ispirati a quelli della Luftwaffe, mentre nelle fabbrica si continuava a  colorare i velivoli con le vecchie modalità. Non è affatto certo però che le tonalità siano state identiche ai tre grigi RLM 74/75/76 o che le vernici in questione siano state fornite dai depositi o dai cenrti di riparazione della Luftwaffe in Italia...Nella pubblicistica aerospaziale italiana anche più recente e documentate si proprende oramai a considerare come dato assodato l'uso dei tre grigi RLM 74/75/76 e degli schemi a splinter sui caccia della A.N.R., applicati sui velivoli a partire, almeno per il 1° gr. ct, dal 1.3.1944. Da notare la presenza nelle decals dei loghi della Breda, ditta sussidiaria della Aermachi ma che ha costruito su licenza C.200 e C.202: che sia il segno che nel 2018 sarà reinscatolato da Italeri anche lo stampo Hasegawa del Folgore? 

c.205

 E proprio il primo di questi C.205 riverniciati è il secondo soggetto proposto dal foglio decals Italeri...

- esemplare rosso 18 della 1 sq. va evidenziato subito quanto già scoperto molti anni fa dai due noti ricercatori ed autori Ferdinando D’Amico e Gabriele Valentini (e dagli stessi ribadido sulla loro ultima opera , ovvero The Camouflage & Markings of the Aeronautica Nazionale Repubblicana 1943-45 ; Hersham:Ian Allan Printing;2005) che nel corso della sua storia la A.N.R. ha avuto un solo velivolo, documentato fotograficamente, a cui sono stati apposti sulle superfici superiori i fasci alari bianchi a fondo neutro forse perchè era una sperimentazione in quanto lo stesso rosso 18 come precisano sempre Ferdinando D’Amico e Gabriele Valentini fu il primo a ricevere la ricolorazione sul campo con delle tinte grigie simili a quelle in uso nella Luftwaffe; forme e dimensioni delle insegne di nazionalità e dei numeri di linea sono ben riprodotti dal foglio decals che offre l'opzione dell'insegna di reparto ancora in fase di verniciatura come visibile dalle foto di questo Veltro (fra la altre quella pubblicata a pag. 32 de Aeronautica Italiana Caccia &Assalto 1943-1945 parte III di Paolo Wladis e Marino De Bortoli; Torino: La bancarella Aeronautica;2009 ; su tale pubblicazione c'è anche il profilo di Angelo Brioschi del rosso 18) comunque va tenuto presente che l’inclinazione dell’asso è sempre verso destra di chi guarda, sia con la colorazione in grigi che in quella precedente ad anelli di fumo amebe per entrambi i lati della fusoliera vedi la foto a pag. 14 del citato volume Squadron e quella a pag. 940 di Ali Italiane ed. Rizzoli vol. 3 nonchè quelle su “L’ultimo confronto” di Nino Arena) mentre nei Veltro con la precedente mimetica ad amebe il numero poteva essere anche bianco, in fusoliera il numero individuale era sempre rosso e quello di sq. bianco ma con caratteri diversi. Questo velivolo ha comunque un altra particolarità: il numero della squadriglia è sempre posto più vicino alla deriva, ovvero guardando da sinistra si ha ad es. 18-1 mentre da destra 1-18. Non c’è inoltre alcun riferimento documentale che possa confermare che questo Veltro o il 23-1 era effettivamente il velivolo “personale” del Magg. Adriano Visconti se non la testimonianza dell M.llo Luigi Gorrini ripresa da Ermanno Molteni su due Flash IPMS-Italy del 1980: è solo su questo che la Tauromodel per i suoi fogli decals usciti negli anni 80-90 ha basato l'indicazione riportata sugli stessi foglio che il 18-1 sia stato l'aereo del c.te del 1° gr., una indicazione ripresa acriticamente fino ad oggi...Io ho una rivista del 1963 dove è pubblicata una foto del Magg. Visconti nell’abitacolo di un C.205 in grigi RLM di cui purtroppo non se ne vedono i codici e rimane confermato ancora e solo il Messerschmitt (Erla) G.10 Wr.Nr. 491356 come riconducibile al Maggiore Adriano Visconti, sempre su evidenza fotografica... Tornando al foglio istruzioni Italeri, si deve evidenziare che lo stesso sbaglia del tutto nel descrivere l'andamento dei due colori grigi sulle ali della MM. 92219, basta confrontarlo con la foto delle ali dello stesso pubblicata a pag. 53 di The Camouflage & Markings of the Aeronautica Nazionale Repubblicana 1943-45, mentre il profilo di Angelo Brioschi su Aeronautica Italiana Caccia &Assalto 1943-1945 parte III è corretto;  la descrizione della colorazione in due settori (verde e bianco) ogiva dell'elica fatta dal foglio istruzioni non credo si attanagli a questo esemplare in quanto dalle foto non la si nota come invece in altri esemplari di Veltro delle squadriglie del 1° gr. cr., ridipinti nelle settimane successive.Ultimo appunto sulle matricole militari come riprotte dal foglio decals: la Italeri offre due opzioni rispettivamente con i numeri in bianco e con i numeri in Azzurro 11, entrambe sulla precedente mimetica ad anelli (quando i velivoli vennero riverniciati in grigio le MM furono preservate ) lasciando al modellista la scelta, in quanto la Aermacchi nel tempo usò i due colori e forse anche il Giallo Cromo 7. 

 c.205

- esemplare 23 rosso - 1 bianco MM. 92289 del 1° gr. ct. A.N.R., marzo 1944 : è l’ultimo costruito della serie III°, uscito di fabbrica il 21.2.1944 con lo schema ad anelli di fumo e riverniciato in reparto con i colori grigi con i fasci alari in colore nero a fondo trasparente (vedi pag. 13 di Regia Aeronautica vol. 2 di D’Amico e Valentini - ed Squadron), come detto usuali insegne di nazionalità di  tutti i Veltro.  Dall’elenco delle matricole dei Veltro riportate sulla monografia 27 della serie Ali d’Italia (Torino:Bancarella Aeronautica,2008) in questo caso confermato dalle foto della stessa MM. 92289 pubblicate su Camouflage and Markings of the A.N.R. a pag. 62, risulta che questo Veltro con ai comandi la M.O.V.M. M.llo Luigi Gorrini ebbe un incidente in atterraggio (forse a maggio del 1944…) e venne portato alla Breda per riparazioni rimanendovi sino al dopoguerra. Trova in questo caso corrispondenza la testimonianza dello stesso M.llo Gorrini che riferiva nel 1980 che questo era stato un velivolo da lui pilotato ai tempi del suo servizio nel 1° gr. ct. della A.N.R.. Vedendo la foto a pag. 13 di Regia Aeronautica vol. 2 di Ferdinando D’Amico e Gabriele Valentini, si nota che l’andamento dello schema mimetico come suggerito dal foglio istruzioni Italeri questa volta è corretto, così come la riproduzione dei numeri di linea del medesimo velivolo; le istruzioni sbagliano però nell’indicare il posizionamento dei numeri di linea sulla fiancata destra del velivolo, in quanto ne danno una disposizione invertita. Ad eccezione del rosso 18 della 1 sq., tutti gli altri velivoli del 1 gr. ct. avevano sulla fiancata sinistra della fusoliera il numero individuale più vicino ai timoni mentre sulla fiancata destra era il numero individuale ad essere più vicino ai medesimi timoni…Insomma guardando i velivoli il  numero individuale era sempre alla sinistra dell’osservatore…Anche a questo esemplare, nel corso dell’aprile 1944 venne applicata la banda bianca in fusoliera e fu dipinto in giallo il cofano motore: le istruzioni quindi sbagliano a datare il velivolo nel giugno del 1944...

c.205

-esemplare blu 1 della 3 sq. del 1° gr. ct. MM.9350 : è un velivolo molto particolare e me ne resi conto già nel 2004 esaminando le foto dello stesso già pubblicate all'epoca (ad esempio a pag. 243 del volume “I caccia della serie cinque ” di Nino Arena e a pag. 43 di Storia Militare novembre 1994 ) e facendolo notare anche a Ferdinando D'amico che poi me diede conferma via mail...Si tratta di una fusoliera della 1° serie dei Veltro cui vennero montate, molto probabilmente in fabbrica e comunque dopo l’incidente occorso a tale esemplare il 14.5.1943, le ali della terza serie dei C.205 con i cannoni da 20 mm: vedasi l le foto di sequenza dello stesso velivolo pubblicate alle pagine 63 e 64 di Camouflage and Markings of the A.N.R.; questo velivolo conservava l'asta della antenna radio in legno e più esile tipica dei C.202 e dei Veltro della serie I°, un particolare molto importante se si vuol riprodurre questo velivolo. Le insegne sono ben riprodotte dal foglio decals; ottimale anche l'indicazione dello schema mimetico da parte del foglio istruzioni; anche qui lo stesso sbaglio per il posizionamento dei codici di linea, anche in questo caso guardando i velivoli il  numero individuale era sempre alla sinistra dell’osservatore, anche sulla fiancata destra del velivolo.

Concludo questa mia lunga presentazione, ricordando quanto feci nel 2005 in sede di preparazione di una recensione del fascicolo Ali&Colori n. 5 Aermacchi C.202-205 1943-1948 edito dalla Banacarella Aeronuatica, esaminando i vari profili realizzati per questa pubblicazione dal compianto Angelo Brioschi: avevo notato su questo fasciolo il profilo di un presunto C.205 della Luftwaffe (prof. n. 37), del tutto erroneo perchè basato su una foto taroccata pubblicata su Aerei 12/1975, (mentre la redazione della rivista medesima alcuni mesi dopo nel 1976 pubblicò la stessa foto originale che era invece relativo ad un Veltro della A.N.R.) ma anche il profilo del C.205 blu 1 senza le armi alari, anche esso quindi sbagliato perchè come detto avevo già visto le foto dello stesso con i cannoni da 20 mm.. Tramite Giorgio Apostolo che supervisionava per la Bancarella Aeronautica la serie Ali d'Italia, prima di redenre pubblici i miei rilievi, mi misi in contatto con Angelo cui evidenziai, foto alla mano, i suoi sbagli (peraltro effettuati in perfetta buona fede) in un ottica di genuino spirito di collaborazione e per conoscere anche le sue motivazioni. L'ing. Brioschi mi diede pienamente ragione tanto vero che nel 2009, ebbe modo di corregere il profilo del C.205 blu 1 pubblicandolo su Aeronautica Italiana Caccia &Assalto 1943-1945 parte III; mi spiegò che in precedenza non aveva avuto modo di esaminare anche le foto da me sottoposte alla sua attenzione ma nel contempo ebbe altresì modo di apprezzare il mio comportamento, rilevando che altri recensori (come ancora adesso fanno in molti...) o i tanti nefasti parlamodellisti italioti in questo caso avrebbero invece immediatemente dato fiato alle trombe dell'Apocalisse, sparando subito addosso al disegnatore, innescando polemiche ed acrimonie con scritti denigratori...Per me è stato sempre più che doveroso essere obiettivi nel presentare un prodotto ma non per questo ritengo di dover "sguazzare" o compiacermi nella critica fine a se stessa...Dal 2005 iniziò così un proficuo rapporto di collaborazione con Angelo (che recepì anche le mie indicazioni sulle insegne alari dei G.55 della A.N.R. nella configurazione da fabbrica) interrottosi solo nel 2010 per  cause indipendenti dalla nostra comune passione ma per gli altri fatti, a volte purtroppo tragici, della esistenza umana; anche per questo rapporto dal 2005 ho ricevuto e recensito tutte le sue pubblicazioni e quelle della Bancarella Aeronautica inerenti le serie di Ali d'Italia...E' con questo spirito di collaborazione, cercando sempre di capire le ragioni del perchè di alcune scelte, che mi sono sempre rapportato non solo con altri appassionati come il compianto Angelo Brioschi ma anche con gli operatori commerciali del settore...E' un peccaro che non tutti facciano così e che molti siano sempre malpensanti...A proposito...un sentinto grazie alla Italeri S.p.a. per il kit gentilmente fornito in recensione e che presto costruirò realizzando, anche questa volta, la riproduzione di un Veltro, particolare, uno della serie IV°...

Gabriele Luciani 


-

StampaEmail