Aeroporto di Tripoli-Castelbenito autunno 1939 : gli ultimi mesi di pace per gli avieri e i mezzi della Regia Aeronautica

Donato Ippolito ha messo a disposizione di Modellismo Salento alcune foto inedite di suo nonno, aviere della Regia Aeronautica alla fine degli anni 30 e durante la seconda guerra mondiale: alcune sono rare “spigolature” di velivoli di reparto poco o per nulla conosciuti…

Foto di Donato Ippolito

Testo e note storiche a cura di Gabriele Luciani

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I cassetti delle case degli italiani, a distanza di oltre settanta anni dall’ultimo conflitto mondiale, conservano ancora delle foto ricordo di chi ebbe la ventura di partecipare in prima persona agli eventi bellici e ai periodi immediatamente precedenti agli stessi. Queste foto, anche se non di primissima qualità, costituiscono sempre una ottima integrazione delle immagini già note e spesso, come nel caso di quelle rinvenute da Donato Ippolito, modellista salentino in servizio nell’Aeronautica Militare, si rivelano molto interessanti anche per l’appassionato di storia dell’aviazione italiana.

Le foto di Donato sono state scattate da suo nonno, Alfredo Ruggiero, in servizio come autista nella Regia Aeronautica dalla fine degli anni trenta; esaminando le foto mi sono reso conto, incrociando i tipi di velivoli ritratti, i loro rispettivi codici di linea, la mimetica e l’araldica in particolare dei FIAT CR. 32 ritratti, ma anche dalla scritta che campeggia su uno degli hangar, che il sedime aeroportuale dove sono state realizzate le immagini inerenti i velivoli è quello di Tripoli ed il periodo va dalla fine dell’estate del 1939 all’agosto del 1940. Il reparto di appartenenza dei FIAT CR.32 è il 2° Stormo Caccia, composto all’epoca da due gruppi, l’8° con le squadriglie 92,93,e 94 ed il 13° gr. con le squadriglie 77,78,82. Con ogni probabilità il nonno di Donato era in servizio presso l’8° gr. : infatti Donato sa che suo nonno Alfredo è stato rimpatriato in Italia nel 1942 con un aereo ed in effetti il 7.12.1942 un S.M. 82 riportò fortunosamente (fu attaccato in volo dalla caccia alleata) in Italia a Castelvetrano in Sicilia, il personale dell’8° gr. che quattro giorni prima aveva lasciato i suoi superstiti tre Macchi C. 200 (ovvero il tipo di caccia in dotazione ai due reparti dal 1941) al 13° gr. . Dopo l'armistizio come tantissimi altri militari italiani, l'aviere Alfredo Ruggiero si diede alla macchia nei dintorni di Firenze, riuscì a sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi e a tornare incolume alla sua abitazione.  

 

bivacco

Tutte le foto comunque sono state scattate in Libia ed anche le tre che si riferiscono  “solo” a momenti di vita lontani dai velivoli sono comunque delle fonti per l’esame delle tenute di servizio degli avieri italiani e testimoniano, essendo anche scevre da qualsiasi enfasi retorica, la realtà della vita militare in quel periodo e l’umanità di questi giovani, ancora sorridenti nei loro venti anni, pure perchè ignari delle tragedie che li aspettavano di lì a poco…La spensieratezza lascerà infatti ben presto il posto al senso di responsabilità ed al cameratismo con i compagni d’arme…

FIAT 508 Balilla torpedo militare colonialeL’autovettura è una delle migliori realizzazioni dell’industria automobilistica italiana degli anni 30: si tratta della “FIAT 508 Balilla torpedo militare coloniale, una agile vettura a quattro posti con una notevole luce libera dal suolo e appositi filtri antisabbia al motore” ( vedasi pag. 32 della monografia   Mezzi dell’esercito italiano 1935-1945 / Ugo Barlozzetti-Alberto Pirella, Editoriale Olimpia, 1986). Il camion al centro dello sfondo è lo SPA 38 R, uno degli autocarri italiani più diffusi anche fra i mezzi terrestri della Regia Aeronautica.

Alfa romeo 500 

Il grosso autocarro dovrebbe essere un Alfa Romeo 500 ma le alette laterali di raffreddamento sul cofano e la configurazione dello scudo non mi rendono certissimo nella identificazione del mezzo, tanto che potrebbe anche trattarsi di un mezzo civile di provenienza straniera e requisito dalle autorità militari in Libia; peccato che sia per questo mezzo che per la Balilla e lo SPA 38 R non si vedano le targhe…

FIAT CR. 32

I tre caccia biplani sono altrettanti FIAT CR. 32 quater: i primi due hanno la mimetica a macchie di Verde mimetico 3 e Marrone Mimetico 2 su fondo Giallo Mimetico 2, mentre le superfici laterali delle carenature del carello del terzo biplano più indietro sono ancora in alluminio, colore nel quale potrebbero forse  essere le restanti superfici. I caccia hanno ancora il tricolore in coda, segno distintivo ottico che sarà portato da tutti i velivoli della Regia Aeronautica sino alla metà del giugno del 1940. Il 2° stormo ricevette i CR. 32 nella primavera del 1939 ed il 9.8.1939 venne basato sull’aeroporto di Tripoli - Castel Benito; agli inizi del 1940 il 13° gr. incominciava a ricevere un altro biplano FIAT, ovvero l’anacronistico CR.42…Il 3.6.1940 i due gruppi del 2° st. si dividevano con l’8 che si spostava a Tobruk .

FIAT CR 32

Questa foto segue con tutta evidenza quella appena precedente ed in questa spicca ancor di più il numero di linea del secondo CR.32 che lo fa appartenere alla 92° sq. dell’8° gr. del 2° st.: dopo l’agosto del 1939 i velivoli dell’8° gr. cambiarono il colore dei codici delle squadriglie che da neri divennero bianchi per una maggiore visibilità (fonte: profilo n. 44 di Ali e colori n. 7, Ed. La Bancarella – Torino 2011) come nel caso del velivolo ritratto nell’immagine . Questo particolare, insieme alle considerazioni inerenti la foto appena precedente, fa datare l’immagine al periodo compreso fra settembre 1939 ed i primi mesi del 1940…Da notare altresì le pale anteriori delle eliche in celeste chiaro come d'uso nei velivoli della Regia Aeronautica per lo meno fino agli inizi del 1942.

FIAT CR 32

Classica foto ricordo con velivolo ! Il CR.32 è della 78° sq. del 13° gr. (anche se la foto è tagliata, non si può parlare di 76 sq. in quanto questo reparto ha avuto nel 1939 il Breda 88 e poi caccia Macchi C.200 e C.202…) . La macchia d'alluminio in prossimità del punto d'appoggio della gamba del carello e la presenza del paracadute del pilota sull'ala, sono due particolari visibili anche nella foto precedente, accomunate dalle stesse condizioni di luce: anche questo caccia quindi è stato fotografato nella stessa occassione delle altre due foto inerenti i FIAT CR.32 di cui appena sopra.

FIAT CR 32

L’hangar sullo sfondo dei tre CR. 32 , ha una scritta che ingrandendo la foto risulta essere "89 Squadriglia O.A.", ovvero una delle tre squadriglie (le altre erano la 12° sq. e la 104° sq.) del 1 Gruppo Aviazione Presidio Coloniale, basata appunto sull’aeroporto di Tripoli (fonte : Courage Alone; The Italian Air Force 1940-1943 / Chris Duning; Hikoki Publications Ltd, 1998) ed impegnato fino ai primi mesi di guerra in ricognizioni lungo il confine libico-tunisino: la scritta sull’hangar è un altro fondamentale elemento che contribuisce ad identificare con esattezza anche il luogo dove sono state scattate le immagini dei tre CR. 32 !!!

CAPRONI CA. 309  

Altra foto ricordo con velivolo: in questo caso è un Caproni Ca.309 Ghibili, è il velivolo n. 5 della 104 sq. O.A. e l’hangar è sempre quello della 89 sq. O.A. . Questo velivolo bimotore fu un ottimo velivolo da ricognizione e l'esemplare della foto è stato appena tirato fuori dall’edificio (si vede dietro il ruotino di coda del velivolo il gancio di traino a terra, ancora innestato ); la verniciatura di tutte le superfici esterne è Cachi Avorio Chiaro e l’unica insegna di nazionalità è il tricolore di coda come altri analoghi velivoli nel medesimo periodo (vedasi la foto a pag. 61 de “A testa sotto; Storia del 13° gruppo volo / Luigi Iacomino , Claudio Grenzi Editore, 2007). 

SAVOIA MARCHETTI SM. 75SAVOIA MARCHETTI S.M. 75

Le ultime due foto ritraggono Alfredo Ruggiero con un gruppo di suoi commilitoni e vicini ad uno dei velivoli italiani più grossi in produzione alla fine degli anni trenta…Si tratta infatti del trimotore da trasporto civile SIAI Marchetti S.M. 75, poi impiegato anche dai reparti da trasporto della Regia Aeronautica; fra l'altro uno di questi trimotori effettuò nell'estate del 1942  un ardito collegamento fra Roma e Tokyo (http://www.modellistika.it/Articoli/SM75/SM75.html ). La prima serie di undici velivoli venne costruita nei primi mesi del 1938 ed eccetto il quarto esemplare costruito in ordine di tempo, furono tutti acquistati dalla compagnia civile di bandiera italiana, l’Ala Littoria che successivamente ne commissionò ed acquistò molti altri. Capaci di portare dai 24 ai 30 passeggeri, gli S.M. 75 furono immessi sulle linee europee ma anche sulle rotte dell’Impero che collegavano, con almeno due tappe intermedie, Roma con Adis Abeba: una di queste passava da Tripoli-Castel Benito…L’esemplare della foto è quello con i codici I-TAIO, ovvero il N/c 32010 ma può anche darsi che questo S.75 non si più in carico all'Ala Littoria ma uno di quelli che  il 10.06.1940 vennero requisiti dal Comando Aeronautica Libia Est che aveva costituito con questi trimotori anche la 602° sq. ; fino all’agosto del 1940 questi grossi velivoli basati in Africa Settentrionale operarono con la colorazione e le marche civili, solo dopo vennero mimetizzati e ricevettero le regolamentari insegne della Regia Aeronautica; sempre nello stesso mese di agosto del 1940 un S.M.75 arrivò a Tripoli presso il Gruppo Aviazione Presidio Coloniale (fonte : Courage Alone; The Italian Air Force 1940-1943 / Chris Duning; Hikoki Publications Ltd, 1998) : forse è in questa occasione che sono state scattate le due foto ? Come si vede, l’esame delle foto rivela diversi particolari veramente degni d’attenzione e che costituiscono comunque delle ottime basi anche per delle riproduzioni modellistiche dei velivoli ritratti (io erano anni ad esempio che cercavo una foto di un Ca.309 del 1 Gruppo Aviazione Presidio Coloniale nel 1939-1940) e di qualche diorama inerente gli aeroporti in Libia della Regia Aeronautica nei primi anni di guerra: non posso quindi non ringraziare espressamente la cortese disponibilità dell’amico Donato Ippolito per aver dato a Modellismo Salento la possibilità di esaminare queste importanti testimonianze.

Gabriele Luciani

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