Semovente FIAT Ansaldo da 75/18 su scafo M 41 seconda serie - Caserma Piave - Civitavecchia

m 41 Settembre 1989 : un incontro fortuito con un semovente da 75/18 su scafo M 41 seconda serie ultimi esemplari prodotti 

 

Foto e testo di Gabriele Luciani

 

 

Nell'estate del 1989 ero in servizio come ufficiale nello squadrone Buriasco del 4° Gruppo Squadroni Meccanizzato "Genova Cavalleria"; tutto il mio reparto, insieme alle altre unità della Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli", si trasferiva, portandosi i propri mezzi, presso il Centro Addestramento Unità Corazzate di capo Teulada in Sardegna, per una impegnativa serie di esercitazioni a fuoco. Al termine di questo evento, il rientro di tutto il personale fu fatto a tappe e dopo essere stati traghettati a Civitavecchia, fui temporaneamente ospite a metà settembre 1989 e per qualche ora, presso le strutture della allora Caserma "Piave" sempre di Civitavecchia. Libero da impegni professionali, girando per la stessa caserma ebbi modo di imbattermi in uno dei classici monumenti dell'E.I., ovvero un residuato italiano della seconda guerra mondiale, un Semovente FIAT Ansaldo da 75/18 su scafo M 41  seconda serie, allora abbastanza ben tenuto con l'eccezione del cannone da 75/18 e delle marmitte che erano in realtà posticcie. Anche se era già presente dal 1973 il kit Italeri in 1/35 e quindi le immagini di un mezzo vero erano sempre preziose,  dovetti limitarmi ad effettuare i  quattro scatti che oggi pubblico qui: le macchine fotografiche più elaborate erano le reflex con le pellicole che al massimo ti concedevano solo poco più di 36 scatti che quindi si dovevano "centellinare", e non aveno neanche modo di comprare un altro rullino, non potendo lasciare la caserma...

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Dalle immagini comunque si evince che questo semovente era identico a quello oggi a Lecce ( semovente M 41 Lecce ) e a quello conservato dal CRCS  ad Udine (semovente M 41 Udineavendo anche lui  queste caratteristiche esterne :  parafanghi lunghi,  le costolature a forma di coppie di X poste per lungo sui due parafanghi (due anteriormente e due in corrispondenza della marmitta), due staffe di sostegno dei due parafanghi (una davanti ed una dietro), una  leva cacciafango dietro le ruote motrici anteriori, le griglie dei due radiatori che erano disposte trasversalmente rispetto alla lunghezza del carro.

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La colorazione di questo monumento era abbastanza simile al khaki sahariano in uso sui mezzi italiani fra il 1941 ed il 1942, ma la colorazione dei cingoli è erronea così come errato è lo scudetto apposto sulle fiancate del vano equipaggio, in quanto lo stesso fu in realtà usato solo da una sezione di batterie di semoventi da 75/18 su scafo M 40 in A.S.I....

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Anche le caratteristiche tecniche esterne di questo esemplare usato come monumento a Civitavecchia, fanno pensare che fosse stato anche lui uno di quelli assegnati nel maggio del 1943 al DLXI Gruppo Semoventi del Regio Esercito di stanza in Sardegna. Infatti il DLXI Gruppo Semoventi insieme al DLX gruppo (che però passò subito ai semoventi da 105/25 su scafo M43) fuultimo reparto del R.E. che venne riarmato con i semoventi da 75/18 su scafo M 41: questo tipo di mezzo fu costruito sino all'autunno del 1942 e  gli ultimi 18 di questi semoventi prodotti furono appunto assegnati alle tre batterie  del DLXI Gruppo Semoventi inquadrato nella Divisione f. "Friuli" (cfr. pagg. 331-337 de "Gli autoveicoli da combattimento dell'esercito italiano vol 2: 1940-1945" di Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Roma : Stato maggiore dell'esercito. Ufficio storico, 2002 ). Dopo l'armistizio dell'8.9.1943 le formazioni del Regio Esercito rimaste fedeli ai Savoia, cacciarono i tedeschi sia dalla Sardegna che dalla Corsica; i mezzi del DLXI Gruppo Semoventi divenuto poi V° gruppo semoventi da 75/18, nel marzo 1944 erano ancora a Sanluri, rimasti alle dipendenze del 32° Rgt. Carristi e, dopo lo scioglimento di questa unità nell'agosto 1944, furono conservati dalla direzione del 13° Parco automobilistico presso i baraccamenti di Giuspini (cfr. pag.303 -305 de "...come il diamante: I carristi italiani 1934-45" di Sergio Corbatti e Marco Nava, Bruxelles: Laran Editiones, 2008)  . Gli altri gruppi di semoventi che ebbero in dotazione il semovente da 75/18 su scafo M 40 e poi quelli su scafo M41 persero invece nel tempo tutti i loro mezzi per lo più nelle operazioni in Africa settentrionale e in Tunisia; inoltre  nel 1943 era iniziata la distribuzione ai reparti del R.E. di stanza in Italia dei semoventi su scafo M42 ed M43. Per tutte queste circostanze tecniche e storiche, è da ritenere che dopo la guerra, gli stessi semoventi da 75/18 su scafo M 41 di ultima produzione poi rimasti in Sardegna dal 1944 e qualche analogo isolato superstite rinvenuto nell'Italia peninsulare,  sono stati recuperati dal Regio Esercito (divenuto Esercito Italiano il 18.6.1946), rimanendo in servizio sino ad oltre la metà degli anni 50, venendo pure fotografati in più occasioni...

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Questi semoventi infatti, ed altri mezzi di produzione italiana (anche quelli usati dalle FF.AA. della R.S.I. e dai tedeschi sopravvisuti al conflitto e rinvenuti in centri di raccolta spesso realizzati dopo la resa delle forze dell'Asse in Italia), venivano faticosamente rimessi in sesto per lo più presso l'Arsenale d'Artiglieria di Torino. Il recupero di questi mezzi, oramai divenuti obsoleti alla fine degli anni 40, si spiega in parte con le enormi difficoltà economiche dell'Italia dei  primi anni del secondo dopoguerra, per motivi sindacali e sociali (gli operai della Ansaldo  si rifiutarono di riattivare la produzione di mezzi bellici) e soprattuto per le ragioni politiche connesse alle clausole del trattato di pace con gli Allleati che chiaramente consideravano l'Italia come una nazione sconfitta, le cui forze armate dovevano essere pesantemente ridimensionate... I governanti italiani erano però costretti a dover ricostruire quanto prima possibile le FF.AA. nazionali cercando di bancamenarsi con quello che si poteva recuperare anche dai famosi campi ARAR , non solo per non lasciare scoperto il settore della difesa ma fin da subito per le drammatiche esigenze di mantenimento dell'ordine pubblico che le sole forze dell'ordine più volte sembravano sul punto di non ottenere...Assegnati ad alcuni reparti minori di comandi militari per la difesa territoriale, i residuati bellici italiani, ridipinti all'esterno per lo più in grigio verde o in verde scuro,  vennero usati, anche presso reggimenti di fanteria e squadroni autonomi di Cavalleria, e  non solo per scopi addestrativi ma anche in funzione di deterrente conto i tanti tumulti di piazza (come ad esempio a Milano a novembre del 1947)   Questi mezzi vennero progressivamene sostituiti da mezzi più moderni (con l'entrata nella N.A.T.O. dell'Italia), finendo alcuni per essere usati come monumenti (come i carri che, dopo essere stati per anni a Caserta , sono oggi a Lecce) altri come fortini interrati presso il confine con la Jugoslavia , alcuni dei quali sono stati addirittura rimossi solo nel luglio 2009. Chi sa se questo semovente era uno di quelli che fu assegnato al 5° rgt. f. "Aosta"della Div. F. "Aosta" e che ho da poco riprodotto in scala 1/35 (M 41 Div. Aosta E.I.) ? E poi che fine avrà fatto questo monumento ? Spero che almeno all seconda domanda si possa trovare una risposta...

Gabriele Luciani 

 

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