Fiat CR 42 Regia Aeronautica da kit Italeri scala 1/72

Sergio Orrù ci presenta il suo CR 42 tratto dall'ottimo kit Italeri in scala 1/72, questo piccolo modello ci fa vedere come un attento montaggio ed una ben realizzata colorazione sono sufficienti per ottenere un modello assai convincente e ben fatto.

Modello, testo e foto di Sergio Orrù

Il Fiat CR.42 Falco era un biplano di tipo sesquiplano, monoposto e monomotore da caccia con carrello fisso e struttura metallica a rivestimento misto (parte in metallo e parte in tela), realizzato dalla casa torinese alla fine degli anni trenta. Venne utilizzato nella seconda guerra mondiale prevalentemente dalla Regia Aeronautica, ma fu acquistato anche da paesi come Belgio, Ungheria, Finlandia e Svezia.
Il "Falco" fu l'ultimo caccia biplano della storia ad essere costruito in serie. Assieme al tedesco Henschel Hs 123, al Gloster Gladiator britannico e al Polikarpov I-15 sovietico, fu anche l'ultimo caccia biplano a combattere nel secondo conflitto mondiale e l'ultimo biplano nella storia ad abbattere, nel 1945, un aereo nemico.
Il C.R.42 venne prodotto fino al 1944 e detiene tuttora il primato di essere l'aereo italiano costruito nel maggior numero di esemplari (circa 1800 )
Il "Falco" fu subito accolto favorevolmente dai piloti italiani. Se ne decise, pertanto, la produzione in grande serie, in parallelo con i nuovi caccia monoplani (Fiat G.50 e Macchi MC.200, con cui condivideva il propulsore) per soddisfare le richieste della Regia Aeronautica, del Belgio, con 34 esemplari consegnati tra il dicembre 1939 e il giugno 1940, e della Svezia, con 72 velivoli consegnati tra il 1940 e il 1941
La produzione continuò fino a tutto il 1944 sommando almeno 1.817-1.819 aeroplani prodotti, dei quali 63 (secondo altre fonti 51) costruiti sotto il controllo della Luftwaffe e 140 completati per l'esportazione. Questi numeri fanno del "Falco" l'aereo italiano costruito nel maggior numero di esemplari. Nella maggior parte delle versioni costruite non era previsto un apparecchio radio.


Il modello che ho costruito era di base nell'isola di Rodi, ed è quello restaurato nel museo di Vigna di Valle.  Il Fiat C.R.42, oltre che in svariati fronti, fu in prima linea, come caccia di scorta e intercettore, sul fronte greco, nei Balcani, nel Mar Egeo e nel mar Mediterraneo negli ultimi mesi del 1940 e per tutto il 1941. "Il Falco si batté bene nel cielo della Grecia, dove affrontò il più delle volte il suo omologo, il Gladiator, che il Fiat superava in velocità ed armamento". Nonostante questo, tuttavia, il biplano Fiat subì delle ripetute sconfitte, anche a causa di tattiche più efficaci, consentite dagli apparati radio ricetrasmittenti, adottate dalla RAF, che, tra le sue file, annoverava assi come Marmaduke "Pat" Pattle. L'arrivo dell'Hawker Hurricane, all'inizio del 1941, determinò vere e proprie debacle per i "Falco" (e anche per i Fiat G.50, introdotti, con scarso successo, per fronteggiare i monoplani britannici), cui porrà termine solo l'arrivo dei Macchi M.C.200 e, soprattutto, dei Messerschmitt Bf 109 e Bf 110 della Luftflotte 4, nell'aprile del 1941.

Il Modello

Il kit è l'Italeri in 1:72. È un buon kit, con fini pannellature in negativo, plastica grigia, molto ben lavorabile e quasi senza sbavature. Come aftermarket ho usato il set fotoinciso dedicato per questo modello dalla Eduard. L'uso dello stucco è molto limitato. Il motore è riprodotto bene, anche se ho dovuto raschiare via le aste dei bilanceri e rifarle in rod Evergreen. Le ruote hanno l'effetto peso, l'ala superiore è in  sol pezzo, come anche le semiali inferiori. Posizionare i montanti alari ha richiesto un po di impegno, ma alla fine è andato tutto liscio.
Sulle ali e sul timone verticale, ho rifatto i tiranti in sprue stirato, perchè quelli del kit erano troppo grossi. In sprue ho fatto anche i tiranti tra i montanti esterni. Nelle istruzioni c'è un errore, nel senso che per il modello che ho costruito, indicano la presa d'aria inferiore sbagliata. Bisogna usare l'altra...occhio! Per movimentare un poco l'aereo, ho staccato gli alettoni posteriori e li ho posizionati basandomi su alcune foto.


La colorazione è iniziata ovviamente con le ali non ancora montate come d'altronde il cofano motore, le ruote e l'elica. Per le superfici inferiori ho usato il grigio azzurro della Lifecolor, del set dedicato agli aerei della RA. Per le superfici superiori, come base il giallo mimetico sempre dello stesso set Lifecolor, mentre le amebe sono state fatte, con acrilici Tamiya e Gunze, usando delle mascherine ritagliate su piccoli pezzi di acetato e cercando di tenerle abbastanza vicine alla superficie. La fascia di fusoliera è stata dipinta, mentre la croce in coda è una decal
Poi un paio di mani di lucido Modelmaster hanno permesso la posa delle decals, aiutandomi con gli indispensabili  liquidi ammorbidenti. Un'altra mano di lucido le ha fissate e mi ha permesso di effettuare un lavaggio, tra l'altro poco impegnativo data la scarsità delle linee di pannellatura. Le sporcature sono state effettuate con  oli ed i pigmenti. Poi, infine, per desaturare tutti i colori della mimetica e dare un aspetto di vernice scolorita dal sole, ho spruzzato alcune mani dei prodotti Decolorazione 1 e 2 della True Earth.


Per la basetta ho usato la solita cornicetta, però questa volta la base è stata posizionata in alto, per dare maggiore evidenza al modello. Sulla base di legno pressato ( che poi si è incurvato, quindi meglio usare un foglio di plasticard spesso tagliato a misura! ), ho steso dello stucco in polvere impastato con acqua. Ad asciugatura avvenuta, con il vinavil ho steso una specie di sabbietta chiara molto fine trovata in un Bricocina...È seguita una colorazione sabbia, molto diluita a spruzzo. Dopodichè ho incollato, sempre con il vinavil, i ciuffetti d'erba della Miniatures e li ho imgialliti un poco ad aerografo. Infine, setacciando della sabbietta per uccellini, ho selezionato i piccoli sassolini che ha aggiunto alla basetta sempre con il vinavil. Poi per evidenziarli un pò, li ho colorati con un grigio chiarissimo, quasi bianco, della Vallejo.


Ciao ed alla prossima!
Sergio Orrù


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