Republic P-47 D-30 Thunderbolt scala 1/72

Sergio Orrù dalla sua Sardegna con una certa frequenza ci manda qualche fotografia delle sue belle realizzazioni in scala 1/72 a tema Aeronautica Militare. Questa volta il soggetto in cui si è cimentato è il P 47 Thunderbolt nella particolare versione D 30 che fu in servizio con la nostra Aeronautica Militare. Uno di questi splendidi velivoli è conservato in attesa di Restauro presso un hangar nell'aeroporto militare di Guidonia (RM).

Modello, testo e foto di Sergio Orrù

 

Il P47 D 30 Thunderbolt è una delle tante versioni del famoso cacciabombardiere monoposto, monomotore ad ala bassa.

Era equipaggiato con un motore P&W 2800-59 Double Wasp di 18 cilindri a doppia stella, dotato di turbo compressore. L'elica era quadripala, il carrello retrattile, di costruzione interamente metallica. Fu progettato dall'Ing. Alexander Kartveli. Il primo volo lo effettuò il 6 maggio del 1941 e la versione D entrò in produzione nel 1943. Il P47 fu sicuramente il cacciabombardiere monomotore ad elica più pesante mai realizzato, con ottime prestazioni anche ad altissime quote nel combattimento manovrato e come caccia bombardiere. Combattè su tutti i fronti della guerra, nell' USAAF, nella RAF e nelle aviazioni Frencese e Russa. Nel dopoguerra, equipaggiò le aviazioni di moltissime nazioni. Nel 1950 fu ceduto anche alla A.M. per sostituire lo Spitfire MK9, al 51 Stormo e nei Gruppi 101 e 102 del 5 Stormo, dove rimase fino al 1952. L'armamento, veramente impressionante era costituito da 8 mitragliatrici alari Browning da 12,7 mm e da 1134 Kg di bombe o 10 razzi HVAR da 127 mm.
Nonostante la sua mole ed il suo peso notevole, era capace di una velocità massima di 689 Km/h a 9150 Mt di quota.


Il modello
Il modello rappresenta un velivolo del 51 Stormo di stanza a Treviso nel 1951. Il kit è Revell nella scala 1:72. La plastica si presenta abbastanza lavorabile, di un non bellissimo colore argento. Le incisioni sono abbastanza fini, gli incastri buoni così come i trasparenti, sufficientemente fini e limpidi. Come aftermarket sono ricorso al solito foglio fotoinciso e pre colorato della Eduard, che mi è stato di notevole aiuto. All' interno del cockpit ho dovuto ricostruire il collimatore, mentre alcune parti in plastica sono state eliminate e sostituite con le relative fotoincise. L'incollaggio delle due semifusoliere è proceduto abbastanza agevolmente, con un minimo uso di stucco. Il motore è ben rappresentato, con le due stelle separate. Ho aggiunto solo alcuni particolari come i cavi delle candele usando del filo di piombo e poi con un lavaggio ed un drybrush alluminio su nero, sono venuti fuori i particolari. Prima di montare il motore, ho unito le due semi ali alla fusoliera, gli stabilizzatori orizzontali e per le semi ali non ho usato stucco. Dopo aver lisciato ho dato una mano molto leggera di primer grigio chiaro acrilico Tamiya ad aerografo per mettere in evidenza gli inevitabili difetti di reincisione delle pannellature perse per la carteggiatura e di stuccatura. Dopo aver corretto un pò il tutto ho dato un fondo, sempre leggero di nero semilucido acrilico Tamiya, base ottimale per la verniciatura con le lacche Alclad 2. Ho usato il white Alluminium su tutto l'aereo, compresa la capottatura motore. Dopodichè, per spezzare la monotonia della livrea e per renderlo più reale, ho spruzzato, previa mascheratura, alcuni pannelli con il dark Alluminium. Ora arriva l'inevitabile intoppo: dopo aver montato il motore ho cercato di montare la capottatura motore...non entrava! Allora, ho dovuto usare una piccola fresa con il Dremel e scavare sino a rendere la plastica quasi trasparente. Dopo innumerevoli prove, finalmente sono riuscito ad incastrare la capottatura e da qui in poi è andato tutto più o meno liscio...Dopo aver mascherato ho spruzzato di nero acrilico la parte superiore della fusoliera. Poi sono passato al lavaggio ad olio, per pannellature, invecchiamento e sporcizie varie, senza dare prima il lucido, perchè le Alclad sono lucide di per se ed essendo vernici molto robuste reggono benissimo l'attacco del petrolio bianco, usato per sciogliere il colore ad olio. Finalmente sono passato alle decals e qui ho dovuto cannibalizzare qui e là, da fogli Tauromodel, per comporre il numero di matricola, numeri in fusoliera e coccarde. Per gli stemmini del 51 Stormo, sullo stabilizzatore verticale, mi è venuto incontro il buon Silvio Pietropaolo che me li ha gentilmente spediti...


Dopo una mano leggera di trasparente lucido Tamiya, ho completato il montaggio con carrelli, ruote, copricarrello,antenna ed elica. Ho aggiunto i cavetti dei freni, sempre in filo di piombo, ed ho ricostruito in tubo di ottone i martinetti di apertura e chiusura dei copricarrelli interni. Come ultima fase, ho dipinto a pennello, senza mascherare e si nota..., i frames del tettuccio e dopo la solita immersione nella Future, gli ho incollati con colla vinilica Revell.


Un'ultima considerazione riguarda la parte finale del mozzo dell'elica: dalla scarsa documentazione in mio possesso non sono riuscito a capire di che colore fosse..ho visto modelli che l'avevano rossa, altri nera, altri ancora gialla...da qui la decisione di lasciarla alluminio.

La basetta-non basetta è la solita cornice per foto dove questa volta ho usato il vetro che ho spruzzato di nero nella parte inferiore e poi incollato con il vinavil alla cornice bianca
Questo è quanto!
Buon Modellismo ed alla prossima, Sergio Orrù


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