Curtiss P-36 Hawk
Marco Rondinelli, amico modellista barese, ci presenta questo particolare velivolo in forza con l'esercito americano e predecessore del P 40
Modello, testo e foto di Marco Rondinelli
Storia
Il Curtiss P-36 (chiamato anche come Curtiss Hawk Model 75) è un caccia statunitense, il cui prototipo (denominato Y1P-36) volò per la prima volta nell’aprile del 1935. Nato su iniziativa privata della stessa azienda, avrebbe dovuto rappresentare una evoluzione rispetto alla vecchia concezione di aereo da caccia, ma allo scoppio del secondo conflitto mondiale si rivelò piuttosto obsoleto.
Superati i test, le consegne all’U.S. Army iniziarono nella primavera del 1938 con il P-36A e finirono all’inizio del 1939 col P-36C, che aveva dei miglioramenti nell’armamento e nel motore. Con struttura metallica, monoposto e carrello retrattile, aveva nelle versioni originarie due mitragliatrici Browning e motore radiale Wright XR-1670-5 raffreddato ad aria da 900 CV, sostituito subito da un XR-1820 leggermente potenziato. Vennero montati progressivamente diversi tipi di motore fino ad arrivare a 1200 hp, ma ciò non bastò a fornire all’aeroplano la potenza necessaria vista la notevole pesantezza del mezzo; tuttavia la maneggevolezza era ottima, grazie alla struttura alare ed al sistema di alettoni molto efficaci.
Una lunga serie di problemi tecnici ne impedì successivi miglioramenti e sviluppo di ulteriori versioni, ma nelle prime fasi del conflitto venne apprezzato dai suoi piloti: 4 P-36 (tra cui il modello da me scelto) riuscirono a decollare e a combattere durante l’attacco giapponese a Pearl Harbour, abbattendo anche qualche aereo nemico; venne usato da diversi paesi, tra cui la Francia, che lo impiegò enormemente contro i tedeschi durante la battaglia di Francia, riuscendo ad abbattere 230 aerei tedeschi, più 80 probabili. Infatti dei primi 11 assi francesi, 7 pilotavano proprio il P-36. In dotazione anche alla Repubblica di Vichy, alleata dei tedeschi, combatterono contro gli aerei alleati in Africa nel 1942. Molti esemplari vennero girati dalla Francia alla Gran Bretagna (a causa dell’invasione tedesca) che li chiamò Mohawk e impiegandoli per compiti addestrativi.
Il modello
Il kit è l’Academy in scala 1/48. Appare subito un buono stampo nel complesso, con fini incisioni in negativo, tuttavia la costruzione non si rivelerà semplicissima, non essendoci in molte parti dei riscontri per l’unione dei vari pezzi.
Come sempre il montaggio è iniziato dal cockpit, interamente verniciato in interior green, per poi diversificare i vari componenti; infine un po’ di lavaggio a olio e drybrush. Dettaglio generale buono, ma erano assenti le cinture del sedile, che ho provveduto a ricostruire con nastro tamiya. Completato il cockpit, l’inserimento nella fusoliera non è stato molto semplice, non essendoci (come detto precedentemente) sufficienti riscontri. Stesso problema per l’unione delle semifusoliere, anche se combaciavano piuttosto bene, quindi non è stato necessario l’utilizzo di una grande quantità di stucco, al contrario del raccordo ali-fusoliera e motore-fusoliera dove è necessario un po’ di stucco e levigatura.
Dopo il montaggio di fusoliera e ali più qualche componente principale ho steso una mano di primer, utilizzando lo stesso colore delle superfici inferiori, ovvero lo sky grey. Dopodichè ho effettuato il preshading sull’intero modello; la verniciatura è proseguita con la stesura del colore principale della mimetica, il classico olive drab, che ho diversificato con un po’ di postshading e varie modulazioni dello stesso colore.
Dopo aver lucidato l’intero modello sono passato al posizionamento delle decals, realizzate dalla Cartograph, ma non di eccellente qualità, infatti è stato necessario l’utilizzo di una notevole quantità di ammorbidente per decals e successive passate di lucido più desaturazione.
Dopo aver montato gli altri componenti, tra cui il carrello dettagliato con un po’ di cavetti in rame, ho aggiunto altri effetti di usura, come ad esempio i fumi di scarico del motore e nella zona delle mitragliatrici.
Un paio di passate di opaco finale e il montaggio del canopy hanno completato il tutto.
Buon Modellismo Marco Rondinelli